C’è speranza se questo accade a Brescia? Un diario

di Marino Ruzzenenti

Stormie Mills

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Mario Lodi, il Maestro di Piadena che mi onorò della sua amicizia e che ci ha lasciato qualche anno fa, mi perdonerà se faccio il verso al titolo del suo primo libro, C’è speranza se questo accade al Vho, la piccola frazione Piadena in cui insegnava e di cui narra, in forma di diario, la sua mirabile esperienza educativa tra il 1959 e il 1962. Un titolo allora profetico che esprimeva un messaggio di profondo rinnovamento pedagogico, culturale, etico che si sarebbe riverberato nei decenni successivi producendo grandi cambiamenti nella crescita sociale, civile, morale e umana del Paese. Riprendendo quel titolo, per questo piccolo diario di due mesi di singolari ma significativi eventi accaduti nella città in cui mi capita di vivere e in un tempo il cui spirito è lontano anni luce da quanto accadeva al Vho, ho aggiunto un punto di domanda. Al lettore, se avrà la pazienza di scorrere queste paginette, l’onere di darvi una risposta.

8 aprile 2019. Discariche, discariche, discariche: grande opportunità per rigenerare il territorio

Paesaggi alterati. I luoghi di raccolta e smaltimento rifiuti, prospettive e approcci contemporanei di Silvia Dalzero, per i tipi di Liberedizioni-Fondazione Asm, affronta un tema caldissimo per la realtà bresciana e, forse, per questo la sua presentazione, lunedì 8 aprile 2019, nella Sala Giudici di Palazzo Loggia, ha visto la partecipazione di ben due Rettori universitari, Maurizio Tira, dell’Università degli studi di Brescia e Alberto Ferlenga della Iuav di Venezia, nonché del Presidente del Consiglio Comunale Roberto Cammarata, coordinati da Marcello Zane, editore del testo. La curiosità era molta: Brescia è ormai nota a livello nazionale per la quantità smisurata di rifiuti di ogni tipo interrati in troppe discariche pari a circa 90 milioni di metri cubi, ma anche perché continua a ricevere ogni anno più di un quinto di tutti i rifiuti speciali nazionali e oltre il 75% di quelli lombardi.

Si parte con l’intervento d’esordio del Presidente del Consiglio comunale, già Presidente della Fondazione Asm. A suo dire il tema oggetto del libro della Dalzero, fortunatamente, non riguarderebbe il territorio del Comune di Brescia, perché grazie al grande “termoutilizzatore” di Asm-A2A non esisterebbero all’interno dei confini del capoluogo discariche e comunque non vi sarebbero istanze in corso. Gli attivisti del PD del Codisa, il Comitato ambiente e salute della zona Sud di Brescia, sono così serviti: non si capisce perché si agitino tanto contro la richiesta della nuova mega discarica Castella 2 o siano preoccupati per la discarica radioattiva abbandonata all’incuria dell’ex cava Piccinelli e per le tante discariche che impestano la zona sud di Brescia. Insomma Cammarata, pure lui del PD, ha voluto offrire un esempio lampante di come un politico, con un ruolo istituzionale di prestigio, sia tanto connesso con gli interessi di una grande impresa privata quanto del tutto sconnesso con il proprio popolo che dovrebbe rappresentare.

Quindi si è entrati in argomento: ovvero come per il territorio bresciano le tante discariche che lo devastano possano essere un’opportunità, offrendo innumerevoli spunti per una progettazione urbanistica di rigenerazione di questi luoghi. L’entusiasmo della relatrice, al riguardo, è stato forse eccessivo, se il Rettore di Brescia Maurizio Tira ha azzardato una battuta: stiamo attenti, perché si potrebbe essere fraintesi come quei signori che ridacchiavano compiaciuti per le opportunità che si aprivano con il terremoto dell’Aquila. Aggiungendo, bontà sua, che bisognerebbe impegnarsi di più per prevenire nuove discariche …

Ma il climax dell’incontro, di certo registrato e reperibile presso il Comune, si è raggiunto nell’intervento conclusivo della relatrice, quando ha voluto commentare un articolo della stampa locale di quel giorno dedicato ai danni per la salute dell’inquinamento atmosferico: nel lancio in prima pagina di uno di questi, vi era una foto della città di Brescia che inevitabilmente faceva svettare tra lo smog anche – dio non voglia – il camino dell’inceneritore A2A. Lo sdegno di Silvia Dalzero non poteva mancare per questa ennesima fake news, veicolata da un’immagine che sembrava addossare lo smog della città anche agli impianti di A2A: “Signori, la verità è che dal camino del termo-utilizzatore esce soltanto vapore acqueo!” Applausi! E i due Rettori presenti, in omaggio alla scienza accademica, non hanno fatto un plissé. Forse il Rettore Tira l’ha presa come un’icastica anticipazione delle conclusioni del convegno sull’inquinamento dell’aria, che lo stesso Tira organizzerà due mesi dopo e di cui si dirà più avanti.

18 aprile 2019. La presidenza del Musil a un esponente dell’Associazione industriali, entità meritevole di tale incombenza in quanto “super partes”

Il Consiglio di indirizzo del Musil, Museo dell’industria e del lavoro, promosso con caparbietà da un ventennio dalla Fondazione Luigi Micheletti, in vista dell’imminente apertura dei cantieri, ha eletto un nuovo Presidente nella figura di Paride Saleri, di recente integrato nel Consiglio come ulteriore rappresentante dell’Associazione industriali bresciana. Nulla da eccepire sulla scelta, peraltro condivisa all’unanimità. Da segnalare, invece, le motivazioni portate da chi si è assunto l’onere di proporne al Consiglio, e poi esporre alla stampa, la candidatura: poiché la storia del Musil, in certi momenti, aveva sofferto delle fisiologiche tensioni del variare delle maggioranze politiche nelle istituzioni si proponeva un rappresentante dell’Associazione industriali proprio perché “al di sopra della parti”. Curiosamente, questo riconoscimento del ruolo super partes dell’impresa privata proveniva da un esponente politico del PD che fu, in passato, segretario generale, comunista, della Camera del Lavoro bresciana, la fu gloriosa Cgil che condusse una battaglia infinita contro il “padrone delle ferriere” Luigi Lucchini, poi diventato Presidente di Confindustria. Oggi molti lamentano il fatto che la politica sarebbe subalterna all’economia, ma quando mai!

30 aprile 2019. Premio per l’impresa sostenibile offerto al gruppo Feralpi di Giuseppe Pasini, presidente dell’Associazione industriali, dal sindacato della Fim Cisl nazionale.

Ecco un modo “innovativo” per prepararsi come sindacato dei lavoratori a festeggiare il 1° maggio Festa del Lavoro! “Sostenibilità. La Cisl premia la Feralpi. Bentivogli: «Non dobbiamo dividerci sul mercato: ce lo dobbiamo riprendere»”. Così titolava “Il corriere della sera – Brescia”. E continuava l’articolo: “Alla vigilia del Primo Maggio quale modo migliore di festeggiare se non premiando le aziende che investono in sostenibilità? È quello che sta facendo la Cisl sostenendo l’iniziativa di «Next», l’associazione di Leonardo Becchetti che vuole mappare le aziende virtuose, quelle che lavorano per ridurre l’impatto ambientale e che rispettano certi indicatori sociali. Tra queste c’è «Feralpi Siderurgica», l’acciaieria di Giuseppe Pasini che è stata inserita nella mappa delle imprese che guardano al futuro. Non a caso, è nella sede dell’azienda di Lonato che la Cisl ieri ha organizzato la quarta edizione di quello che è stato ribattezzato il «Cash Mob Etico». Ossia la Festa del Lavoro sostenibile, che punta a dare ai cittadini-consumatori il poter di «votare col portafogli». Uno slogan, mutuato dagli Stati Uniti, che secondo Becchetti potrebbe «orientare i consumi» in maniera concreta: il professore di Economia, che è il fondatore di «Next» (acronimo di Nuova economia per tutti), è convinto che questa pratica farà sempre più strada. Complice anche la Rete, divulgazione e consapevolezza cresceranno”. Ed effettivamente se si va sul sito https://www.nexteconomia.org/project/cash-mob-etico/ si ha la conferma dell’incredibile, cioè che il gruppo Feralpi svetta tra le poche imprese italiane premiate come “modello di sostenibilità ambientale”. Chissà se Fim Cisl e Next han tenuto conto del fatto che del gruppo Feralpi fa parte anche Ecoeternit, la mega discarica di amianto di Vighizzolo, che, tra l’altro, “a propria insaputa” tumulava le lastre di amianto trattate da un solo lato, invece che su ambedue come la legge impone, e che ha avuto la sfrontatezza di ricorrere contro il “fattore di pressione”, che porrebbe un limite, in verità assai blando, al proliferare incontrollato di discariche su un territorio già devastato oltre ogni misura. Una licenza di disporre del patrimonio ambientale a piacimento dell’impresa privata che lo stesso Giuseppe Pasini, in qualità di Presidente dell’Associazione industriali, ha preteso riaffermare presentando analogo ricorso. Insomma un imprenditore campione di sostenibilità che meritava un riconoscimento persino dal sindacato dei lavoratori!

2 giugno 2019. Ambientalisti “tranquilli” e non “facinorosi” in marcia con le autorità

Sulla mailing list del Tavolo Basta veleni, gira uno strano messaggio, originariamente inviato a pochi “selezionati” destinatari:

Oggetto: 2 giugno 2019. Carissimi TUTTI, Vi confermo che domenica 2 GIUGNO 2019 ORE 10,40 IN VIA MILANO PRESSO IL PARCO ROSA BLU DI VIA MILANO, il prefetto di Brescia ci aspetta numerosi in quanto ha fatto un enorme passo verso l’ambiente bresciano facendo, appunto, la cerimonia di commemorazione presso il sito CAFFARO simbolo dell’inquinamento a Brescia. Mi ha chiesto di essere presenti noi tutti ed invitare quei comitati “tranquilli” portando un cartello con indicata la propria città/paese del tipo: Brescia c’è! Montichiari c’è! ecccccc oppure un cartello con un accenno al 2 giugno insomma sul tema Festa della Repubblica/Ambiente. Vi chiedo quindi di rivolgere l’invito a quei comitati anche fuori Brescia, non facinorosi e, soprattutto non divulgarlo via internet, anche perché potremmo incorrere in destinatari sbagliati. Spero di vedervi numerosi ci sentiamo per metterci d’accordo su dove trovarci. Ciao Imma”.

Imma sarebbe una certa Imma Lascialfari, già presidente di un sedicente Coordinamento dei Comitati Ambientalisti Lombardia, di recente misteriosamente scioltosi e rinato in Ambiente Futuro Lombardia.

L’iniziativa appare tanto stravagante che sarebbe inopportuna una qualsivoglia attenzione, anche perché appartiene ad un’infima minoranza del variegato ambientalismo bresciano che da anni si riconosce nel Tavolo Basta veleni e che ovviamente ha ignorato l’appello, esprimendo al più qualche meritato sfottò. Tuttavia, allo storico dilettante del passato ventennio fascista non possono sfuggire alcuni inquietanti echi: quando c’era Lui vigeva la consegna di partecipare alle adunate pubbliche assumendo comportamenti consoni e ostentando cartelli predisposti (oltre a quelli inneggianti al regime, si usava, ad esempio, “Fascio di Brescia: Presente! Fascio di Montichiari: Presente!” ecc.) secondo il volere dell’autorità costituita che promuoveva le stesse adunate. Ovviamente vi erano anche delle differenze non di poco conto: di fatto all’epoca vigeva una sorta di obbligo a presenziare e i “facinorosi”, come venivano letteralmente indicati gli antifascisti, invece che essere soltanto invitati a starsene alla larga erano costretti per quel giorno agli arresti domiciliari o, peggio, in carcere, a mo’ di prevenzione di indesiderate turbolenze. Ed è un sollievo constatare che oggi gli ambientalisti “tranquilli” che sfilano agli ordini del potere costituito siano “quattro gatti” e che invece i “facinorosi”, liberi ed indipendenti da ogni potere e al servizio solo della tutela dell’ambiente e della salute, siano migliaia come hanno dimostrato nella manifestazione del 10 aprile 2016 e come dimostreranno nella prossima manifestazione del 27 ottobre 2019.

6 giungo 2019. La magia di un convegno “scientifico” sull’inquinamento atmosferico: “spariscono” le emissioni di inceneritore e centrale a carbone di A2A e delle imprese metallurgiche …

Come avevamo annunciato, il Rettore dell’Università di Brescia Maurizio Tira, ha presieduto il convegno Qualità dell’aria nel bacino padano e nel territorio bresciano: stato dell’arte e prospettive, che rendeva pubblici i risultati di una ricerca, frutto di una convenzione della stessa Università con A2A la più grande multiutility dei rifiuti, dell’energia e dell’acqua, quotata in borsa e controllata dai Comuni di Brescia e Milano, cui, strada facendo, si è aggregata anche Ramet, l’associazione consortile di 22 imprese metallurgiche bresciane promossa dall’Associazione industriali, che negli anni recenti si stanno coordinando in particolare per contenere le emissioni di microinquinanti con il ricorso ai carboni attivi (con risultati, in verità, contraddittori: più interessanti per le diossine, meno per i PCB. Arpa Brescia 2014). Il succo dello studio è condensato nella figura seguente, ripresa con grande rilievo dalla stampa locale:

I risultati vengono testualmente così riassunti dai ricercatori a pag. 6 del Layman’s report distribuito in occasione del convegno (l’inglese, del tutto superfluo, ha evidentemente la funzione di ostentare autorevolezza scientifica ai profani, oscurando gli imbarazzanti loghi in prima pagina di A2A e del Consorzio Ramet che, tra l’altro, ospita sul proprio sito il Rapporto per i non addetti ai lavori http://www.consorzioramet.it/progetto.php?cont=14).

“Sono stati scorporati e studiati in particolare i contributi dei due gruppi seguenti:

• il gruppo emissivo “RAMET” che include le emissioni delle aziende aderenti al consorzio

RAMET;

• il gruppo “Impianti Teleriscaldamento Brescia” che include le emissioni del Termoutilizzatore di Brescia, della Centrale Lamarmora e della Centrale Nord [di A2A. Nda]

I risultati dell’analisi di Source Apportionment per quanto riguarda il PM10 evidenziano un significativo e confrontabile impatto del riscaldamento domestico, del traffico, delle attività industriali e dell’agricoltura; quest’ultima, a causa delle elevate emissioni di ammoniaca, dà un contributo molto elevato alla formazione di aerosol secondario.

Risultano d’altra parte poco significativi o trascurabili i contributi del gruppo RAMET e quello del gruppo “Impianti Teleriscaldamento Brescia” [di A2A Nda].

Come volevasi dimostrare, … “a prescindere” direbbe Totò.

In un Paese normale una simile ricerca non verrebbe neppure presa in considerazione per il plateale conflitto di interessi che ne mina l’oggettività ed il rigore scientifico (qualsiasi rivista scientifica internazionale la cestinerebbe immediatamente). Il volgo ignorante, ma non stupido, direbbe: “Già, vedi un po’ che l’oste ci dice che il suo vino è buono!”. C’è solo da constatare, costernati, il degrado dei nostri istituti pubblici di ricerca che si prestano a simili operazioni.

Detto questo, quel convegno “scientifico” meriterà un’approfondita analisi critica, non consona per queste noterelle stese a mo’ di divertissement.

Basti qui osservare che, ad esempio, dagli impianti del teleriscaldamento di A2A, ovvero inceneritore e centrale a carbone, sono certificate da Arpa, e dalla stessa A2A attraverso l’Osservatorio del “termoutilizzatore”, importanti emissioni di composti precursori del cosiddetto particolato secondario (PM10 e soprattutto PM2,5, componente preponderante): dall’inceneritore, uno dei più grandi d’Europa, nel 2014 sarebbero uscite circa 290 t/a di ossidi di azoto, NOx, cui andrebbero aggiunti altri macroinquinanti che concorrono allo smog atmosferico (monossido di carbonio CO, acido cloridrico HCl, e ammoniaca NH3) con un carico emissivo aggiuntivo che è circa un terzo di quello degli NOx; mentre dalla centrale a carbone, tenendo conto dei dati dell’Aia su base annua, alle emissioni di NOx di poco inferiori a quelle dell’inceneritore, vanno aggiunte quelle di biossido di zolfo, SO2, in quantità doppie, per il periodo di funzionamento che coincide con i mesi freddi più critici per la qualità dell’aria. Solo per la componente ossidi di azoto dell’inceneritore, l’Arpa nel 2012 stimava un contributo del 13,29 % a tutte le emissioni del Comune di Brescia. Ora, com’è possibile che da quel 13,29 % solo a carico degli ossidi di azoto del solo inceneritore si arrivi ad azzerare di fatto il contributo totale (ossidi di azoto, biossido di zolfo, ammoniaca, …) comprensivo di tutte le emissioni dell’inceneritore e della centrale a carbone, “certificando scientificamente” un irrilevante 0,2 %?

Lo scarto è tanto smisurato da apparire un autentico miracolo. In realtà, non sorprende affatto chi segue da tempo le strane vicende bresciane. Si tratta di una minestra somministrata ai bresciani per la prima volta addirittura nel 2005 e riproposta “riscaldata” dopo quasi 15 anni. Per un po’ di tempo era sparita dalla circolazione, tolta anche dal sito del Comune di Brescia, che ne era stato il committente all’epoca, forse per l’imbarazzo di uno “studio” troppo esagerato nel negazionismo plateale dell’impatto inquinante di impianti (megainceneritore e centrale a carbone) che tutti sanno essere non proprio fonti di aria pura.

Dunque dal 2005 dura questo tormentone, iniziato con lo studio che si trova ancora in rete al link

https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&ved=2ahUKEwjZlJy34dLiAhVG3qQKHVBeB6AQFjAAegQIABAC&url=https%3A%2F%2Fva.minambiente.it%2FFile%2FDocumento%2F87719&usg=AOvVaw2_GW4ZJucwXVvo__hDPvl5

e che era già stato oggetto di disanima critica a suo tempo http://www.ambientebrescia.it/AriaAsm.pdf .

A p. 71, nelle conclusioni, si trovava già l’affermazione, che suggellava lo “studio”, che è sempre stato il cavallo di battaglia di ASM-A2A, e che ora, come si è visto sopra, viene riproposta pressoché pari, pari:

Trascurabile (inferiore all’1% per gli NOx e allo 0.1% per il PM10) risulta il contributo legato al teleriscaldamento e alla produzione di energia sia da combustibili fossili (centrali Lamarmora e Nord) che da combustione di rifiuti (termoutilizzatore). Questi ultimi dati non sorprendono se si considera che le emissioni dovute al teleriscaldamento e alla produzione di energia sono posizionate a quote molto più elevate (oltre 100 m dal suolo) rispetto a quelle delle altre fonti emissive”.

Quello Studio di dispersione atmosferica di inquinanti emessi sul territorio bresciano, del 2005, viene ora riproposto sempre dalla stessa professoressa Giovanna Finzi, del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Industriale, esperta di modellistica della dispersione degli inquinanti nell’aria e delle ricadute al suolo: avendo l’inceneritore un camino di 130 metri, per buona parte dell’anno (circa 9-10 mesi su 12) gli inquinanti verrebbero dispersi in luoghi remoti dai venti, dalle brezze ecc., mentre su Brescia potrebbero circolare anche inquinanti provenienti da lontano: quindi, facendo una valutazione di quanto inquinamento in un anno ricadrebbe al suolo nella città di Brescia, il contributo proveniente in media dagli alti camini A2A risulterebbe poca cosa.

Purtroppo quella modellistica di dispersione degli inquinanti, come dice la parole stessa, funziona solo quando Arpa segnala che il clima favorisce per l’appunto la dispersione degli inquinanti (https://www.arpalombardia.it/siti/arpalombardia/meteo/previsionimeteo/meteo-inquinanti/Pagine/MeteoInquinanti.aspx) e quindi effettivamente il camino di 130 metri avvantaggia i bresciani che vi stanno sotto: peccato che ciò avvenga quando appunto non c’è l’emergenza PM10 e quindi di questo vantaggio non vi è alcun bisogno. Quando c’è invece l’emergenza PM10 alle stelle che avvelena i polmoni dei bresciani, il clima (assenza di venti, alta pressione e inversione termica) impedisce la dispersione degli inquinanti (come attesta sempre Arpa), i quali vengono schiacciati al suolo e si accumulano ogni giorno di più. È in questi giorni “critici” che sarebbe opportuno sapere quante delle emissioni dell’inceneritore e della centrale a carbone ricadono nei polmoni dei bresciani, nonostante i 130 metri del camino. Purtroppo la modellistica di dispersione degli inquinanti non è in grado di dircelo, perché la media annua ricavata da questo studio appare a noi come la media del pollo di Trilussa appariva al poveretto che di polli non ne poteva mai portare in tavola neanche uno. Insomma, nei periodi critici, quella modellistica funziona, paradossalmente, come le convinzioni astrologiche dello “scienziato” seicentesco dei Promessi sposi, Don Ferrante, che sulla base dei suoi studi era convinto che la peste non fosse contagiosa, non prese alcuna precauzione, finché ne venne infettato e morì di peste.

Poiché la modellistica “scientifica” non ci soccorre, e anzi, come insegna il Manzoni, potrebbe perfino danneggiarci inducendo una sottovalutazione delle vere cause del problema, noi che non siamo scienziati ci facciamo aiutare da un altro grande della letteratura, Italo Calvino. Il suo racconto, La nuvola di smog, pubblicato nel lontano 1958, è fulminante e calza a pennello per il nostro caso, aiutandoci a districare l’ingarbugliata matassa. Il protagonista, un giovane e ardimentoso giornalista trova impiego in una grande città, presso una rivista che si occupa dell’inquinamento dell’aria, “La Purificazione”, organo dell’Epauci “Ente per la Purificazione dell’Atmosfera Urbana dei Centri Industriali”. Il Presidente, essendo molto impegnato in altri incarichi, gli suggerisce la linea editoriale da seguire, esaltando i progressi compiuti per la riduzione dello smog, linea che lui persegue con entusiasmo. Finché un giorno, per caso, conduce Claudia, una ragazza che intendeva corteggiare, su una collina che domina la città e improvvisamente vede la nuvola di smog che la “insudiciava tutta”. Scende allarmato e chiede subito un incontro con il Presidente, che stavolta lo riceve nel suo ufficio di direttore di una grande azienda. Non crede ai suoi occhi quando scorge dalla finestra, alle spalle del Presidente, tante ciminiere che sbuffano e capisce che era lui “il padrone dello smog, era lui che lo soffiava ininterrottamente sulla città, e l’Epauci era una creatura dello smog, nata dal bisogno di dare a chi lavorava per lo smog la speranza di una vita che non fosse solo di smog, ma nello steso tempo per celebrarne la potenza”.

Ebbene, seguendo gli insegnamenti di Calvino, proviamo a salire sulla cima del nostro Monte Maddalena, oltre 800 metri, in uno di quei giorni che l’Arpa segnala per il forte accumulo degli inquinati e le centraline sforano abbondantemente i limiti, con grande sofferenza per la nostra salute. Ci spostiamo un po’ a sud, rispetto alla vetta, e guardiamo Brescia dall’alto: sopra la città ci appare densa di un colore brunastro la nuvola di smog compressa in basso sotto di noi dall’alta pressione e dall’assenza di vento; e vediamo il fumo dell’inceneritore (e della centrale a carbone quando è attiva) che sale diritto, esattamente perpendicolare, fino ad una certa altezza, quando si raffredda e viene schiacciato verso il basso dall’alta pressione. Anche un bambino capisce che, come sale perpendicolare, così poi scende altrettanto perpendicolare nei polmoni dei bresciani, del tutto incurante della modellistica “scientifica” di dispersione atmosferica.

Due considerazioni finali per due illustri bresciani, a mo’ di consigli, forse un po’ impertinenti.

Merita di essere rilevata la più significativa novità dello studio che stiamo esaminando, commissionato sia da A2A che dagli industriali metallurgici di Ramet, rispetto a quello del 2005 commissionato di fatto dalla sola Asm, non ancora fusa in A2A, tramite il Comune di Brescia che all’epoca la controllava: allora, mentre si assolvevano gli impianti di Asm (ora A2A), invece per le industrie, a p. 70, si denunciava che “molto più significativo è il contributo delle attività industriali (fusione di metalli, produzione di acciaio e cemento): quasi un terzo della produzione di ossidi di azoto (29%), un quinto della produzione di particolato fine (18%) …”; ora, al contrario, nel nuovo studio il contributo di “fusione di metalli e produzione di acciaio”, ovvero di Ramet, si riduce al solo 4%. Inoltre, secondo il nuovo studio, vi sarebbe un notevole apporto alle PM10 in città da parte dell’agricoltura, che in quello precedente del 2005 non era neppure menzionata: “questa, a causa delle elevate emissioni di ammoniaca, dà un contributo molto elevato alla formazione di aerosol secondario”. Ci permettiamo, dunque, di suggerire un consiglio al bresciano Ettore Prandini, presidente nazionale della Coldiretti: veda di trovare qualche risorsa per finanziare uno studio “scientifico” che, magari, chissà, ridimensioni questo peso inquinante delle attività dei propri associati.

Infine un consiglio al bresciano Giovanni Valotti, presidente di A2A: prudenza ad enfatizzare le conclusioni dello studio, dopo aver annunciato un investimento di 60 milioni di euro per migliorare i sistemi di abbattimento degli ossidi di azoto dell’inceneritore, che da tanti anni denunciamo essere del tutto inadeguati. Come pensa di giustificare con i propri azionisti un’uscita di risorse tanto importante da apparire uno spreco, se il contributo dell’inceneritore all’inquinamento dell’aria di Brescia è provato “scientificamente” essere già ora pressoché zero?

Brescia 2 luglio 2019 

 

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