Iuventa, un’utopia da salvare

di Domenico Chirico

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 58-59 de “Gli asini”: acquistaloabbonati o fai una donazione per sostenere la rivista.

Iuventa è il nome di una nave ed è il nome di un documentario di Matteo Cinque che sta girando per molte sale in Italia e Germania. È la storia di un gruppo di ragazzi tedeschi che raccoglie molti fondi in pochissimo tempo nel 2016 e riesce ad avere una nave per i salvataggi nel Mediterraneo. Tutto nasce dall’idea di un liceale diciottenne, che avvia la raccolta fondi e immediatamente la sua intuizione prende forma. Inaspettatamente hanno successo e creano l’ong Jugend Rettet per sostenere la nave e l’equipaggio. Il documentario racconta la loro storia e li segue nei primi salvataggi, nella pianificazione, nel rientro in Germania. E anche in un toccante momento in cui alcuni dei giovani dell’ong vanno a trovare dei minori salvati nei centri di accoglienza in Sicilia dove sono ospitati, mesi dopo il salvataggio.

Iuventa salva più di 12mila persone. E lavora fianco a fianco con le altre ong e la guardia costiera. Nonché con il centro della Marina Militare italiana che coordina i soccorsi da anni.

Il documentario racconta poi di come Iuventa sia la prima nave a essere sequestrata e di come l’utopia di solidarietà di questo gruppo di giovani tedeschi naufraghi subito. Dopo il primo anno di consensi e successo cambia il vento. Le ong vengono infiltrate dalla polizia che cerca eventuali connessioni con gli scafisti. I ragazzi di Iuventa sono i più deboli e i più facili da colpire. E infatti la loro nave viene sequestrata nel 2017. Diventano i famosi “taxi del mare” e non più i salvatori di disperati che cercano una nuova vita nel Mediterraneo. Cambia il vento nell’opinione pubblica che se prima, in parte, plaudeva a quei salvataggi ora si dà sfogo a tutti coloro che dicono di interrompere il flusso dalla Libia. Se non di far affogare i migranti.

I ragazzi tedeschi si disperano, protestano, si difendono. E sono ancora sotto indagine mentre la nave è ferma, l’operazione è finita assieme a quella di tutte le ong. I morti in mare aumentano e si arriva al 2018 con un ministro che per farsi pubblicità blocca una nave della marina con a bordo qualche centinaia di migranti salvati.

Iuventa è una bella storia perché racconta l’utopia di un gruppo di ragazzi europei che pensano di dover fare la loro parte nel disastro che avviene ai margini delle frontiere dello spazio Schengen. E sono ragazzi molto simili a quelli che sono andati a Lesvos o al confine serbo e ungherese. O tra Grecia e Macedonia per accogliere i siriani in fuga. Gruppi spontanei che hanno creato reti di solidarietà e hanno diffidato anche delle ong più strutturate e formali troppo spesso affogate nelle loro burocrazie e incapaci di raccogliere gli stimoli che vengono dalla società e dai giovani. Ma Iuventa è anche la storia di una grande ingenuità. Perché l’aria in Europa è cambiata da tempo e molti chiedono risposte al senso di comunità che si è distrutto, alle crisi e alla fine progressiva del welfare. E se la prendono con gli ultimi arrivati. In Italia la disponibilità ad accogliere è diminuita ed è aumentato anche il livello di strumentalizzazione fascista che parte dal discorso sui migranti. La gente è convinta che in Italia ci siano 35 euro al giorno per ogni persona che arriva, nessuno racconta invece delle italianissime ditte e degli hotel privati che gestiscono l’accoglienza, vivendo su quei soldi. Troppo spesso alle spalle degli immigrati, che diventano così la scusa per creare un indotto gestito in emergenza dalle Prefetture. Piccole bombe sociali disseminate sul territorio italiano, senza alcuna mediazione locale e sociale, problemi globali scaricati su piccole e fragili comunità locali. E quindi in questo contesto la risposta dei soli salvataggi per quanto necessaria appare a molti insufficiente.

A occhi più navigati la storia di Iuventa rappresenta sicuramente questa ingenuità ma rappresenta anche la speranza per chi non vuole rassegnarsi. Perché il problema sta proprio nel dissolvimento delle comunità, delle reti sociali. E quindi in una fase di fascismo rampante, di violenza insensata e di Stato e sempre più xenofoba è necessario valorizzare ogni singola iniziativa che guardi con coraggio oltre l’orizzonte. Che parli con naturalezza dell’alterità e gli tenda una mano. Iuventa rappresenta proprio questo, la voglia di uscire dalle proprie case e mettersi in gioco. Dunque, viva l’ingenuità e viva la solidarietà. Soprattutto ora che una nuova nave, Mediterranea, è partita ed è animata da molti gruppi e attivisti italiani. E sta monitorando il Mediterraneo per evitare altre tragedie.

La morte di più di 2000 persone che cercavano di arrivare in Italia quest’estate non è normale. E se diventasse normale accettarla prepariamoci al peggio. Dunque è bene guardare questo documentario e sperare che tanti altri ragazzi di 18 anni escano di casa loro con lo stesso spirito dei giovani di Jugend Rettet. Per salvarci un po’ tutti.

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