Il martello e altre poesie

di Adelaide Ivánova
traduzione di Prisca Agustoni

Adelaide Ivánova, brasiliana (Recife 1982), è attivista, giornalista, poeta e dirige la casa editrice Bola Gato Edições. Ha letto queste poesie al recente Babel festival a Bellinzona, nell’edizione dedicata al Brasile.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 57 de “Gli asini”: acquistalo in pdfabbonati o fai una donazione per sostenere la rivista.

 

il martello

al papa quando muore

si dà

una martellatina

in testa io non ho mai

martellato

nessuno

né un papa né un principe né un re

quando la processione

deve continuare

il capo dà tre

martellate

al fercolo

e i portatori proseguono

martello

è un decasillabo eroico

con l’accento di

terza sesta e decima quando

l’atleta finisce

il mulinello tre giravolte

su se stesso

può lanciare

il martello

che pesa sette chili

duecentosettanta grammi

marx non ha mai menzionato

nessun martello

chi ha mai visto

una scuola di pensiero con

un simbolo quale sarebbe il simbolo

della scuola di francoforte se

adorno ne avesse scelto uno?

quando thor batte il suo

martello

è segno di pioggia e tuoni

ma è il fiore del mandacaru

che annuncia la pioggia nel

sertão per lo squalo martello il

martello

funziona come un’ala

stabilizzando i suoi

movimenti inoltre

il rituale di accoppiamento

degli squali martello

è molto violento

nella bandiera dell’albania

comunista sostituirono

il martello

con un fucile il

martello

è un ottimo oggetto

che serve per dormire bene

o piantare chiodi.

 

il gatto

la delegata non mi prese per nulla

sul serio e chiese di striscio

se volessi proprio

che si avviasse un’indagine indossava

un completino meraviglioso e

orribili pantaloni e camicia

jeans con jeans

poi nel leggere il processo

la delegata mi ricordò giano

il re romano dalle due facce

e il gatto dalle due facce che

morì a 15 anni

una rarità vivere tanto per un gatto

la delegata invece è ancora viva nel [completino

jeans con giano

 

la maiala

l’impiegata è una persona

ed è curiosa come sono

curiose le persone

mi chiede perché ho bevuto

tanto non ho risposto ma so

che si beve per morire

senza dover morire molto

mi chiede perché non ho

gridato visto che non ero

imbavagliata non ho risposto ma so

che si nasce già con il bavaglio

l’impiegata dalla camicia bianca

inamidata

è un’eccellente funzionaria e

dattilografa mi ricorda molto

una musica

un animale non ricordo quale.

 

i testicoli

in tedesco lo spioncino

è spia occhio magico in

portoghese peephole è come

si dice in pakistan

la cui lingua ufficiale

è l’inglese giuda è la parola

in francese che avvicina

la sorveglianza al tradimento

il che mi sembra frutto

di rassegnato buonsenso

i testimoni non sono

falene non videro nulla come

lo videro le falene ma difendono

con isteria l’innocenza

del principe servendosi di me

come misura come possono

essere chiamati testimoni

i testimoni che non videro nulla

un tempo non si facevano le cose

per paura della ghigliottina oggi

solo per paura di essere

colti in flagrante

(nel pakistan se la vittima

non trova quattro testimoni

oculari sarà lei che verrà

processata nell’inghilterra del

diciottesimo secolo se la vittima

non avesse gridato dimenandosi

si stabiliva che la denuncia

non valeva)

i testimoni inventarono

parentele amicizie un patrigno

citarono relazioni immaginarie e

che m’incontrai con il principe

nella sua stanza è tutto nella perizia

tante parole entrano in

mitica istanza diventano

documento poesia ufficiale

ma incompetente tutti i testimoni

lo sanno che mentono

ciò che non

sanno è che in latino

testimoni e testicoli

derivano dalla stessa base e che in

questo caso è un insulto ai testicoli

questa cosa così meravigliosa

che sono i testicoli

testis è il nome latino

dal quale dicono si ispirò

valéry per dare al monsieur

il nome di teste che Humboldt

mi ordinò di leggere e siccome Humboldt

ha dei bei testicoli faccio tutto

quello che chiede tutti i

testimoni mentono non dicono

un cavolo e se considerano

che lo stupro sia sesso è perché

a differenza di me non hanno

idea di cosa sia

una bella scopata.

 

l’avvoltoio

corpo del reato sarebbe

l’espressione usata

per i casi di

violazione in cui

le tracce dell’evento

sono localizzate

facendo del corpo

un luogo e del reato

un aggettivo l’esame

consiste nel vedere ed essere

visto (anche le feste

consistono in questo)

sdraiata in un lettino con

quattro medici attorno a me

discorrendo tutti insieme

di mucose dello sciopero

della mancanza di bicchierini di plastica

e decidendo davanti alle mie gambe

aperte se dopo il lavoro

sarebbero andati tutti al bar

il dottore dell’istituto

di medicina legale scrisse il suo referto

senza guardarmi in faccia

e parlando al cellulare

io e il medico abbiamo un corpo

e per lo meno un’altra cosa in comune:

ci piace telefonare e andare al bar

il dottore è una persona

ha a che fare con morti e con donne vive

(che lui chiama pezzi)

con cose.

 

la sentenza

due riletture di due odi di ricardo reis

 

I.

pesa il decreto atroce, la fine sicura.

pesa l’identica sentenza del giudice iniquo.

pesa come un’incudine sulla mia schiena:

oggi un uomo è stato assolto.

se la giustizia è cieca, solo lo shampoo è neutro:

così poca differenza tra innocenza

dell’uomo e delle iene. Lasciatemi in pace!

prima, riempitemi di vino

il calice, che pur se cattivo mi lasci

sbronza, mi consoli l’alcolica amnensia

e dimentichi ciò che la sentenza dice:

la donna è la colpevole.

 

II.

pesi del giudice fedel la stessa sentenza

su ogni pover’uomo, dato che non c’è motivo

per la condanna: non ho fatto del male alla donna

e fu enorme il mio spavento

quando s’è offesa. esagerata, adesso

si lamenta, denuncia e un dramma, ma allora

non si mosse. è sua la colpa: di cachaça

si è ubriacata.

se la giustizia è cieca, solo la talpa è saggia.

festeggio pacato l’evidente perdono

perché sono solo un uomo, non un mostro! [lasciate

alla donna il trauma.

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