Perché il padre

di Giovanni Zoppoli

istallazione di Jorge Rodriguez-Gerada

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 56 de “Gli asini”: abbonati   o fai una donazione per sostenere la rivista.

Dal documento del Mammut napoletano sulle esperienze e i problemi dell’ultimo anno di attività, stralciamo una parte che ci sembra di grande interesse per il dibattito pedagogico e per la comprensione dei dilemmi più radicali della società contemporanea (Gli asini).

Nello scorso ciclo è venuto a galla uno dei principali fattori di blocco nel processo di separazione/individuazione delle ultime generazioni. Questo fattore è “banalmente” il padre, in senso astratto e figurato. In poco meno di un secolo abbiamo assistito alla decadenza ineluttabile di una delle due funzioni genitoriali determinanti al pari dell’altra. E a farne le spese in primis è stato proprio uno dei principali campi della funzione paterna: il processo di separazione/individuazione. Quello dove il padre (o chi ne svolge le funzioni) svolge un ruolo determinante di accompagnamento verso l’esterno, verso il fuori della famiglia. È il ponte, amorevole ma determinato e capace di mettere a tacere il diluvio dei sentimenti, verso la società dei grandi. Nella tradizione mitica (di una società non medicalizzata)  è  lui che taglia il cordone ombelicale.

È necessario ribadire che stiamo parlando di un processo intrapsichico, riportato in ambito educativo. Parliamo principalmente delle funzioni svolte da un educatore e, inevitabilmente, dell’equilibrio raggiunto da quell’educatore rispetto alle parti del proprio sé preposte a queste funzioni (si guardi alle teorie dell’analisi transazionale, della gestalt e della bioenergetica in riferimento alle dinamiche bambino, genitore, adulto. Tra gli autori più chiari in merito Thomas A. Harris, in particolare nel saggio Io sono OK, tu sei OK (Rizzoli 1974), ma anche il lavoro di Bennett Shapiro relativamente ai più recenti sviluppi della bionergetica internazionale).

Nel secolo precedente ha perso del tutto credibilità la funzione paterna come capofamiglia, autorità intoccabile, distante,  che non prende parte alla vita quotidiana dei figli se non in questo modo. Eppure, in mancanza di altre, questa è la percezione che sembra permanere in piedi nelle profondità dei figli del 2000 (modello a cui uniformarsi o a cui contrapporsi, non fa troppa differenza). Il padre che si arrabbia, il padre inarrivabile, il padre super impegnato per iper lavoro o disoccupazione, il padre come spauracchio da sventolare al figlio disobbediente, il padre da aizzare contro il primo mal capitato. Descrizione che finisce per  coincidere, per altro verso, con la figura di essere umano essenzialmente stupido, in fin dei conti innocuo o facilmente neutralizzabile da una “femmina” che ci sa fare, limitato, incapace di badare a sé stesso per più di qualche ora senza una mammina – e successive sostitute – che si prenda cura di lui. È purtroppo questa l’immagine di padre più ricorrente (quando c’è, e quando non c’è si pretende che siano altri – nonni, educatori e affini – a interpretarla). Immagine che, come per il parlamentarismo di cui parlavamo prima,  ha di fatto perso credibilità e forza (per fortuna). Ma l’intimità madre figlio diventa in questo modo ancora più irraggiungibile per il padre rispetto al secolo scorso. Dinamica  nella  quale il padre riveste ovviamente un ruolo attivo, con precise responsabilità. Anche perché, in mancanza di un modello di padre a cui riferirsi, lascia campo libero alle pulsioni simbiotiche, finendo molto spesso per esercitare anche lui una preminente funzione materna. Il padre si è lasciato esiliare al terreno di eterno bambino travestito da super-io, lontano dall’intimità familiare. In senso astratto e figurato anche qui. Poco conta se il padre è rimasto sotto il tetto coniugale o meno, abbiamo incontrato casi molto critici di funzione paterna assente sebbene chi la esercitava continuasse a convivere sotto lo stesso tetto, a fronte di situazioni più equilibrate dove i padri avevano invece deciso di esercitare la propria funzione da separati.
Insomma, la sfida a cui anche noi vogliamo puntare in questo anno di Mammut, è la ricerca del padre, o meglio della sua funzione, in ciascuno di noi e nella collettività di cui siamo parte. La ricerca di quella funzione capace di stare dentro, ma di farsi allo stesso tempo ponte verso la fine del diluvio, verso terre nuove che solo il navigante potrà scorgere. Ben consapevoli che tutti i venditori di verità su questo argomento fanno parte del problema, perché non esiste oggi una figura di padre perfetto a cui tendere. Additare modelli di padre equivale a entrare a far parte del delirio narcisistico sfruttato da chi della difficoltà umana ha fatto la propria miniera. Esiste però la possibilità di rendersi conto di questo problema e di mettere in campo una ricerca autentica per tentare di affrontarlo. A partire dalla ricerca della responsabilità di ciascuna delle parti in gioco (madre e padre interni ed esterni) in questa dinamica devastatrice.

Della mancanza di un padre credibile facciamo i conti a ogni livello della nostra vita. In quella scolastica (non a caso ci sembra che l’unica spinta vitale venga oggi dalla rete di scuole libertarie dove centrale è il dibattito attorno al concetto di autorità) prima di tutto. Nella sfera della politica, dove è ormai introvabile una figura di guida, di autorità capace di farsi rispettare senza uso della forza o senza ossessiva ricerca del consenso. La manipolazione è il potere, a partire dalla sfera economica che come dicevamo prima  ricorre oggi sempre meno alla mediazione della politica rappresentativa.

Indagando sulla  mancanza di un padre credibile (soprattutto interno stavolta) si arriverà a scoprire qualcosa di nuovo anche sulle ragioni alla base della mancanza di lavoro e occupazione, di crisi del terzo settore e di grande svantaggio di alcune aree territoriali da secoli addestrate alla dipendenza di altri capi.

Ed è proprio nel posto vuoto lasciato da “padri credibili” che rischia di sopravvivere (e prendere il sopravvento)  solo il maschile più bieco (per molti come  Trump e Putin), quello che ha imparato a parlare i nuovi linguaggi della grande mente di cui sopra e che fa leva su pulsioni infantili mai superate (il diluvio della perdita di possesso infantile e successivi derivati come proprietà, denaro, potere, sesso).

Sarà quindi questo il nostro sfondo integratore dell’anno. Portandoci a indagare con maggiore accuratezza temi come quelli di potere e autorità (a partire da Adorno e dalla scuola di Francoforte), ma anche aspetti più caldi che pure sono ascrivibili alla funzione di accompagnamento verso l’età adulta ascrivibile al padre; prima tra tutti il nostro amatissimo gioco.

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