Diamo il voto ai ragazzini (sì, avete letto bene!)

di Robin Morgan. Traduzione di Paola Splendore

opera di Icy & Sot a Williamsburg, Brooklyn, New York

 

Il paese intero, a eccezione dei legislatori che sono sotto il controllo finanziario della National rifle association, si è commosso per gli scioperi e le manifestazioni degli studenti delle scuole secondarie, e anch’io mi sono commossa. Ma volendo ascoltarli più da vicino e approfondire la loro causa ho capito che è qualcosa di più di una riforma sulle armi da fuoco. Riguarda la possibilità di avere una voce.

Con il passare degli anni, nella realtà in cui vivo, il fattore età si è trasformato quasi in una discriminazione nei confronti delle persone anziane (sì, Tip O’Neill aveva ragione: la politica è sempre locale). Ma naturalmente il fattore età funziona anche nei confronti dei giovani. Perché è il fattore età a essere tirato in ballo da quelli che deridono questi giovanissimi manifestanti, quelli che rigettano la loro ingenuità o, al contrario, la loro audacia – o ambedue. Ma questi ragazzi vanno avanti sulla base di una grande determinazione politica, pacifica e piena di principi, poiché gli stanno negando “la vita, la libertà e il conseguimento della felicità”.

Mi sono poi ricordata che anni fa nel mio libro The Anatomy of Freedom (ora disponibile anche in ebook) avevo già auspicato l’abbassamento dell’età del voto. L’ho preso in mano, ho riletto il capitolo intitolato “Segreti pubblici” e sono rimasta scioccata dallo scoprire quanto fosse ancora rilevante quello che avevo scritto nel 1981. Mi piacerebbe pensare di essere stata profetica e in anticipo sul mio tempo, ma la verità è che certe cose sono cambiate molto poco. Ritengo infatti che dibattiti correnti come quello sulla soppressione del diritto al voto e sull’incremento della manipolazione politica abbiano fornito altre ragioni alla mia proposta di espansione dell’elettorato.

Ecco qui dei brani da quel capitolo, ispirato da conversazioni con mio figlio, all’epoca dodicenne. Questa sezione riguarda la beata ignoranza di chi sta al potere.

Prendiamo ad esempio la questione del voto ai più giovani. Sì, il diritto al voto dei ragazzini. Un diritto negato sulla base di numerosi argomenti, tutti pretestuosi:

 

  1. L’argomento maturità

“Nessun minore, cioè un cittadino al di sotto dell’età di 21 anni (nel 1988 l’emendamento 26 abbassò l’età del voto da 21 a 18) ha la maturità per votare”. Chi sostiene questo argomento misura la maturità in termini di altezza o di capacità riproduttiva perché qualsiasi altro argomento (istruzione completa, indipendenza economica, stabilità emotiva, lucidità intellettuale e politica, conoscenza dell’educazione civica, del governo e dei sistemi democratici, ecc) non si applica alla media corrente dei votanti in nessuna parte del mondo.

 

  1. L’argomento dipendenza

“Nessun adolescente è abbastanza autonomo per fare la sua scelta di voto; un ragazzo sarà sempre la pedina dei suoi genitori, e voterà come gli dicono di votare”. Questo argomento dovrebbe suonare un campanello d’allarme nella testa di ogni donna, poiché un motivo analogo (influenza del marito) è stato per 50 anni ribadito come scusa per negare il voto alle donne. È solo un’altra manifestazione del concetto di proprietà. Prima deruba qualcuno dell’autonomia e fanne tua proprietà; poi nega i diritti a questa persona sulla base che una proprietà non sarebbe in grado di esercitarli. La risposta in merito al voto ai più giovani potrebbe essere la stessa di quella data dagli ex-schiavi africani emancipati e dalle donne: “Nel segreto della cabina elettorale, chi sa cosa potremmo scegliere? Possiamo emanciparci. Sarà pur vero che mariti (genitori) ci influenzano, ma una volta che ci sarà data la possibilità del voto potremmo sorprendervi con la rapidità con cui riusciremmo a bilanciare quell’influenza con i nostri pensieri e desideri. Inoltre, il vostro è un argomento a priori. Un diritto umano è un diritto primario che non ha bisogno delle credenziali che favoriscono l’accesso a quel diritto”.

 

  1. L’argomento disinformazione

“Nessun ragazzo è abbastanza informato sui problemi del giorno per prendere una decisione ragionevole sul voto, a meno che, naturalmente non lo facciano i suoi genitori – nel qual caso lo stanno influenzando, e questo è inaccettabile”. Questo argomento ha la logica del Cappellaio matto, ed è così sfibrante che fa venire voglia di riaddormentarsi, come il Ghiro nella teiera. In primo luogo il votante adulto medio è tanto “bene informato sui problemi del giorno” quanto lo è una marmotta sul tempo atmosferico. In realtà coloro i quali ricoprono posizioni politiche ed economiche fanno del loro meglio per tenere il votante medio in uno stato analogo di disinformazione, a dispetto degli sforzi contrari della stampa libera. In secondo luogo, un ragazzo può informarsi meglio sui problemi del giorno nello stesso modo in cui lo fanno gli adulti – leggendo giornali e riviste, guardando i programmi di giornalismo in televisione, e seguendo i vari candidati (cosa che oggi sanno fare molto meglio degli adulti controllando le fonti delle notizie su internet).

 

  1. L’argomento gioco

“I ragazzini non sono interessati ai giornali e agli eventi del giorno. Si annoiano. Perché affaticarli? Vogliono solo giocare e divertirsi.” Lasciamo per un attimo da parte il fatto che la maggioranza dei votanti adulti si annoia della pratica politica corrente; nel 1980 quasi metà dell’elettorato americano potenziale non votò – per noia o disillusione. (Oggi, nel 2018, ancora 4 su 10 dei votanti non vanno a votare). Quanto ai ragazzini, il gioco è per loro una cosa molto seria: è il modo in cui apprendono. Il gioco non è una cosa frivola né sciocca; è un’attività creativa che dà energia vitale. Quando sono gli adulti a impegnarsi nel gioco, li chiamiamo artisti e spesso li prendiamo per bambini). I giovani sono capaci di essere affascinati dalle notizie del giorno e di capire quanto profondamente queste li influenzino, non solo nell’oggi ma nel domani che erediteranno. E se la retorica politica è impenetrabile per un ragazzino, c’è una soluzione anche per questo! Per equipaggiare il nuovo votante di fatti, basterà semplificare ogni mistificazione linguistica! Pensate come questo possa allarmare chi detiene il potere – e sollevare invece il votante adulto medio che a sua volta, come ben sappiamo, non è in grado di penetrare le nebbie della politica. Quale beneficio ne risulterebbe per tutti! Per dirla in altri termini, l’Imperatore dovrebbe vestirsi in modo adeguato. Quanto all’affaticare i ragazzi con i diritti, non suona di vecchio Paternalismo, del tipo “il fardello dell’uomo bianco”, gli stereotipi degli schiavi felici e spensierati sulla piantagione, e delle donne-bambine dolcemente sciocche?

 

  1. L’argomento Dividi e impera

“Ma dove si tira la linea? Bisognerebbe concedere il voto a tutti quelli che hanno compiuto sedici anni? oppure dodici? o sei? e vorreste discriminare i più piccoli – ha ha ha – escluderli? se si comincia così, non si sa dove si va a finire! Non capite che è impossibile?” Lo scivoloso effetto domino. Tutto questo ricorda l’argomento ottocentesco secondo cui i maschi neri potevano votare, ma non le donne – e quella secondo cui le donne bianche potevano votare ma non le nere (o native). Ma si potrebbe adottare un semplice standard come la capacità di leggere e scrivere, fissando così l’età del voto a 15 anni, almeno per cominciare. Poi, una volta stabilito questo principio, i ragazzi stessi, insieme al resto dell’elettorato, potrebbero discutere sulla possibilità pratica di concedere il voto anche ai cittadini più giovani. Naturalmente si possono fare errori sullo standard del leggere e scrivere. Sebbene sia di per sé un bene assoluto, può valere come credenziale solo quando tutti vi abbiano pari accesso, quando i test siano liberi da implicazioni culturali e preconcetti e siano multilingue.

 

  1. L’argomento comico

“Che cosa ridicolo! Veramente! Dare il voto ai bambini! i ragazzini che votano! È assurdo!” Anche questo argomento è ben noto alle donne: il ridicolo. Quando manca la pseudo-logica, si passa all’insulto, la derisione, il disprezzo. Le battute razziste, sessiste ed etniche, l’umorismo che prende di mira i disabili, ricorrono tutte a questa tattica. Quando gli oppressi smettono di ridacchiare amabilmente alle battute che umiliano la loro dignità, allora vengono accusati di aver perso il senso dell’umorismo. Sembra che nessuno nella classe dominante si fermi a pensare allo straordinario senso dell’umorismo che hanno gli oppressi quando sono soli e non c’è nessuno ad ascoltarli – si da il caso che le loro battute siano dirette a chi li opprime. Come ha affermato la poeta Alice Meynell, “Il senso dell’umorismo ha ben altro da fare che dare nell’occhio mentre ride”. Ritenere il voto ai più giovani un argomento risibile rappresenta una risposta colma di ignoranza e di arroganza pari all’ilarità che accoglieva le proposte di voto ai nullatenenti, ai “Negri” (maschi), o il suffragio alle donne. Un’ilarità che è il segno di chi è moralmente e politicamente corrotto – e di chi ha paura.

 

L’esempio del voto ai più giovani è di per sé importante, ma è anche indicativo del modo in cui i bambini vengono considerati in una cultura che presume di adorarli, stile Disneyland. La verità su come gli americani considerano i bambini è tutt’altra. Molti progetti edilizi e cittadine rifiutano di ospitare famiglie con bambini; nella potenza più ricca del mondo i bambini svolgono ancora lavori manuali – in qualità di lavoratori agricoli, di mezzadria e in alcune comunità minerarie; i bambini come ceto inferiore delle minoranze razziali hanno tassi maggiori di mortalità, mancanza di alimentazione adeguata, abiti, istruzione; le statistiche di abusi sessuali riguardanti i minori sono in crescita. Nel frattempo, i fondamentalisti – religiosi e politici – lottano appassionatamente in difesa del feto e della loro ristretta definizione di famiglia, senza preoccuparsi di quello che accade ai neonati dopo il parto. In realtà non si preoccupano neppure che il feto sia sano, perché questo significherebbe assicurare una sanità efficiente, dieta, aria pulita anche per la più povera donna incinta. La destra ha mostrato il suo amore per i ragazzi in maniera bizzarra, sostenendo l’importanza delle punizioni corporali a casa e a scuola, denunciando gli studi sugli abusi sui minori e sulle case-famiglia come “sovversivi nei confronti della famiglia americana”, esercitando pressione per negare agli studenti delle scuole pubbliche i pasti gratuiti e la libertà di culto (obbligando la preghiera nelle classi), e molto altro ancora.

Quanto mi piacerebbe scatenare un elettorato di ragazzini contro tutto questo!

P.S. Quanto ancora mi piacerebbe, oggi più che mai! E a voi?

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 53 de “Gli asini”: acquista il numero e abbonati per non perderti i prossimi numeri della rivista.

 

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