March for our lives

di Emma Gonzales

Emma Gonzales, diciotto anni, sopravvissuta alla sparatoria della Marjory Stoneman Douglas High, Florida, oggi leader riconosciuta del movimento contro le armi statunitense. Durante il rally contro le armi, svoltosi il 17 febbraio 2018 a Fort Lauderdale, Emma ha pronunciato queste parole: “Abbiamo già avuto un minuto di silenzio alla Camera dei rappresentanti e ora vorrei che ne facessimo un altro. Grazie”.

Tutti quelli che sono venuti qui oggi, dovrebbero essere rimasti a casa a piangere. Siamo qui invece tutti insieme perché se il nostro governo e il Presidente non sanno fare altro che mandare i loro pensieri e le loro preghiere, allora sono le vittime a dovere dare un segno del cambiamento necessario. Dall’epoca dei Padri Fondatori e da quando è stato aggiunto il Secondo emendamento alla Costituzione, le armi da fuoco nel nostro paese si sono moltiplicate a una velocità vertiginosa. Le armi sono cambiate ma non le nostre leggi.

Non riusciamo a capire perché dovrebbe essere più difficile programmare il week-end con gli amici piuttosto che acquistare un’arma automatica o semi-automatica. In Florida, per comprare un’arma non hai bisogno di nessun permesso, né di una licenza, e una volta acquistata non hai bisogno di registrarla. Non hai bisogno di un permesso per portare addosso nascosto un fucile o una pistola. E puoi acquistare tutte le armi che vuoi in una volta sola.

Oggi ho letto qualcosa che mi ha molto colpito. Il punto di vista di un insegnante. Cito: “Quando gli adulti mi dicono che ho il diritto di possedere un’arma da fuoco, capisco che il mio diritto di possederla è più importante del diritto alla vita degli studenti. L’unica cosa che sento è mio, mio, mio, mio”.

Invece di preoccuparci della prova d’esame sulla struttura del governo americano, mettiamoci a studiare per bene per essere sicuri che i nostri argomenti basati sul governo e la storia politica siano ben fondati. È tutta la vita che gli studenti di questa scuola fanno dibattiti sulle armi. Abbiamo avuto tre dibattiti quest’anno sulla struttura del governo. Perfino durante la sparatoria erano in corso discussioni sul tema mentre gli studenti cercavano di nascondersi negli armadi. Si ha l’impressione che tutte le persone coinvolte in questo momento, quelli che erano presenti, quelli che hanno postato, che hanno twittato, quelli che fanno interviste e parlano con l a gente, sembra che vengano ascoltati per la prima volta su questo tema che invece solo negli ultimi quattro anni è accaduto mille volte.

Ho scoperto oggi l’esistenza di un sito, shootingtracker.com. Nel titolo niente lascia intendere che riguardi soltanto le stragi americane e comunque è necessario che lo faccia? Infatti, l’Australia ha avuto una sola sparatoria di massa a Port Arthur nel 1999, e dopo il massacro ha introdotto delle leggi sul controllo delle armi da fuoco e non ci sono più state sparatorie. Il Giappone non ne ha mai avuto. Il Canada ne ha avute tre e la Gran Bretagna una e ambedue i paesi hanno passato leggi sul controllo delle armi e invece eccoci qua, ci sono dei website dedicati a riportare tragedie del genere in modo che si possano trasformare all’occorrenza in statistiche.

In un’intervista di questa mattina ho notato che una delle domande era: credete che i vostri figli debbano avere altre esercitazioni contro le sparatorie? La nostra risposta è che crediamo che non siano necessarie. Quando abbiamo detto la nostra al governo – può darsi che gli adulti si sono abituati a dire “così vanno le cose”, e invece noi studenti se abbiamo imparato qualcosa è che se non studi sarai bocciato. E in questo caso, se non fai niente, la gente continuerà a morire, perciò è il momento di cominciare a fare qualcosa.

Noi vogliamo essere i ragazzi di cui parleranno i libri di testo. Non perché vogliamo diventare un altro dato statistico sulle sparatorie in America, ma perché come ha detto David, vogliamo essere l’ultima di queste stragi. Come nel caso Tinker v. Des Moines, vogliamo cambiare la legge1. Ci sarà la scuola Marjory Stoneman Douglas in quel libro e sarà grazie agli sforzi instancabili di tutto il personale della scuola, dei membri della facoltà, delle famiglie e soprattutto degli studenti: gli studenti che sono morti, quelli che sono ancora in ospedale, quelli che soffrono dello shock post traumatico e quelli che hanno avuto attacchi di panico perché gli elicotteri non ci davano tregua, continuando a girare sulla scuola 24 ore al giorno.

C’è un tweet su cui vorrei tornare. C’erano molti segni che il responsabile della strage fosse mentalmente disturbato, ed era perfino stato espulso per comportamenti fuori regola. I vicini di casa e i compagni di scuola sapevano che era un caso problematico e che bisogna sempre denunciare questi casi all’autorità. Noi l’abbiamo fatto, più di una volta. Da quando frequentava la scuola media. Non è stata una sorpresa per nessuno che lo conosceva sentire che era lui il colpevole. Quelli che ci accusano di averlo ostracizzato, non sanno come era fatto. Ma noi lo sapevamo. Sappiamo che ora fanno ricorso alla malattia mentale e anche se non sono una psicologa è chiaro che questo non è stato semplicemente di un caso di malattia mentale. Ma se avesse avuto solo un coltello non avrebbe potuto fare del male a così tanti studenti.

E perché non la smettiamo di accusare le vittime per qualcosa che era colpa dello studente, e innanzitutto colpa di quelli che gli hanno venduto le armi, quelli che fanno le fiere di armi, quelli che lo hanno incoraggiato a comprare accessori per i suoi fucili per renderli completamente automatici, quelli che non gli hanno tolto le armi quando ha mostrato tendenze omicide e non parlo dell’Fbi. Parlo delle persone con cui lui viveva, parlo dei vicini che l’avevano visto fuori casa con delle armi in mano.

Se il Presidente vorrà venire a dirmi in faccia che è stata una tragedia terribile che non sarebbe mai dovuta accadere e continuare a dirci che non c’è niente da fare, gli chiederò quanti soldi ha avuto dalla National rifle association. E anche se non mi risponde non importa perché conosco già la risposta. Trenta milioni di dollari, che diviso per il numero delle vittime di armi da fuoco negli Stati Uniti nel primo mese e mezzo del 2018, fa circa 5800 dollari. Tanto vale per te la vita di queste persone, Trump? Se non farete niente perché questo non accada più, il numero delle vittime di armi da fuoco salirà e il loro valore diminuirà ancora. E noi varremo ancora meno per voi.

Che ogni politico che accetta donazioni dalla Nra, si vergogni!

Nota

1 Riferimento al caso legale degli anni sessanta a Des Moines, Iowa, che riguardò due studenti espulsi dalla scuola per avere inscenato una protesta simbolica contro il coinvolgimento nella guerra del Vietnam portando una fascia nera al braccio e rifiutandosi di toglierla. La famiglia denunciò la scuola ricorrendo al primo emendamento e vinse il ricorso, portando nel 1969 a una ridefinizione da parte della Corte suprema americana della legge sui diritti costituzionali degli studenti.

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