Il ritorno dei Mumin

di Nadia Terranova

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 50 de “Gli asini”: acquista il numero e abbonati per sostenere la rivista.

Da trent’anni la casa editrice Iperborea racconta il Nord Europa con un attento lavoro di ricerca, traducendo autori sconosciuti o già classici in edizioni dal formato singolare, a volte accompagnati da prefazioni o postfazioni che ne approfondiscono la genesi e il contesto. Ma la letteratura scandinava senza la produzione per l’infanzia è monca di un arto fondamentale, è una contraddizione in termini. Sono svedesi Astrid Lindgren, che con Pippi Calzelunghe ha liberato dal moralismo le storie per bambini, e Selma Lagerlöf, la prima donna ad aver vinto il Nobel, l’anno dopo aver pubblicato un libro amatissimo come Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson; è finlandese Tove Jansson, la “mamma” dei troll protagonisti della serie dei Mumin; è danese Hans Christian Andersen con le sue fiabe tristi e tra le più popolari al mondo.

Di molti fra questi autori Iperborea aveva finora pubblicato titoli non specificamente rivolti ai ragazzi, ma adesso sono arrivati in libreria i Miniborei, testi scelti e pensati per i più piccoli. Si tratta di libri in formato simile a quello tradizionale ma più maneggevole, libri dalle copertine fatte con la stessa carta zigrinata che contraddistingue la casa editrice, ed ecco i primi titoli: Greta Grintosa di Astrid Lindgren (traduttori vari), Sai fischiare, Johanna? di Ulf Stark (traduzione di Laura Cangemi) e Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson di Selma Lagerlöf.

Il primo è una raccolta di dieci storie con protagonisti che sembrano piccoli adulti e si specchiano in un mondo inaccessibile a chiunque non sia capace di amare, nell’ordine: giorni freddi e nebbiosi, creature doppie e immaginarie, casette con giardini e stanze piene di giocattoli simili a prigioni private e dorate. Sono bambini molto diversi, ma sempre alle prese con una sfida in apparenza più grande delle piccole spalle che potrebbero sopportarla: c’è Kalle, l’unico settenne a non aver paura di un toro scappato dal recinto il giorno di Pasqua, c’è Gran, che forse non potrà più camminare ma appena scende il buio vola felice nel paese di Calalasera, c’è Greta, che non si demoralizza quando la nonna si rompe una gamba a Natale e prepara da sola la festa per tutte e due.

Proprio quella sintonia unica e folle che lega i bambini agli anziani è il filo rosso tra il libro di Lindgren e quello di Stark: nel poetico Sai fischiare, Joanna? il bisogno di avere un nonno è talmente forte che Berra, sette anni, va a scegliersene uno in una casa di riposo. Succede così che fra un nipote senza nonni e un nonno senza nipoti si crei un legame tanto forte da superare la morte e gli addii, un’amicizia che finisce nel vento, mentre un aquilone vola sopra un carro funebre e il lutto si riempie del fischio ricorrente di un ritornello. E di nuovo torna una tradizione letteraria fatta di piccoli ribelli che non portano avanti guerre inutili ma solo continue efficaci rivoluzioni, ignorando o sovvertendo le regole degli adulti: sono bambini impassibili alla fatica e consapevoli, anche nelle situazioni più asfittiche, dolorose o paradossali, di non dover mai perdere il diritto alla propria libertà.

Pure Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson è un inno a quella libertà, che diventa libertà di conoscenza: il protagonista è un ragazzino ribelle che si ritrova piccolo come un topolino per aver giocato un brutto scherzo a un folletto, e in fuga da una volpe cacciatrice intraprende un lungo viaggio per tutta la Svezia a dorso di un’oca. Il libro fu commissionato alla Lagerlöf nel 1901 dall’Unione degli insegnanti svedesi, per raccontare giocosamente la geografia e la cultura del paese ai bambini, insomma: per far sì che imparassero senza rendersene conto. Oggi è tradotto in tutto il mondo.

Fama mondiale hanno anche i Mumin, creature amatissime soprattutto dai lettori giapponesi, che hanno avviato in Finlandia un turismo che somiglia a un pellegrinaggio nei luoghi di Tove Jansson, la sua creatrice. Nel primo di ventuno volumi, Mumin e le follie invernali, nella valle dei troll arrivano due uragani: la neve e lo sport. E siccome andare in letargo è troppo noioso, tanto vale affidarsi al signor Brio, che per trascorrere l’inverno propone spericolate gare sugli scii o sui pattini, una vera e propria maledizione. Brio rappresenta l’iperattivismo, l’egocentrismo, il narcisismo: i Mumin lo accolgono con distaccata ironia e con quella leggerezza che li contraddistingue, non rifiutando il dovere dell’ospitalità, ma saggiamente consapevoli che quell’uomo faticoso si scioglierà come neve al sole, come la sua statua di ghiaccio all’arrivo della primavera.

 

Trackback from your site.

Leave a comment