Da dove vengono gli italiani

di Ugo Cornia

L’altro giorno, mentre ero in macchina, sento un intervista dove c’era uno che diceva che in Italia è meglio se ci stanno gli italiani. E l’intervistatore chiedeva “ma che cosa intendi per italiani?” e si capiva dalla risposta che l’altro intendeva per esempio i non-africani e magari intendeva anche gli svedesi come non-italiani, ma gli sembravano molto meno non-italiani degli africani. Secondo me, per riassumere la sua opinione in termini corretti, i più non-italiani erano gli africani, poi c’erano i cinesi, poi degli altri che erano sempre non-italiani ma meno, e di italiani veramente italiani c’erano soltanto gli italiani. A me queste sono questioni che piacciono moltissimo. Perciò vediamo di capire che cos’è un italiano. Per esempio io, come tutti, ho avuto quattro nonni, otto bisnonni, sedici trisnonni, trentadue quadrisnonni, sessantaquattro cinquisnonni, centoventotto seisnonni, duecentocinquantasei settisnonni, cinquecentododici ottisnonni. I novisnonni, o ennonni sono già più di mille. Se noi calcoliano venticinque anni di differenza tra padre e figlio, ogni secolo fa quattro generazioni, quindi l’elenco precedente comprende i miei avi fino a circa due secoli fa. E se, come si diceva, una volta fatta l’Italia, bisognava ancora fare gli italiani, andando un po’ a occhio i settisnonni e gli ottisnonni non erano ancora italiani. Però, ricordandoci tutte le discussioni dei nostri illustri antenati letterati, è già qualche secolo che si discute di italiani che parlavano già italiano prima che l’Italia fosse fatta. Seguendo questa traccia possiamo invertire il discorso precedente e dire che visto che c’erano gli italiani bisognava fare l’Italia. Dunque proseguiamo a calcolare numericamente i nostri avi. Basta seguire la potenza del 2. Tre secoli fa i miei dodicisnonni erano ottomilacentonovantadue; quattro secoli fa i miei sedicisnonni erano centotrentunmilasettantadue. Ma cinque secoli fa, a venti generazioni da me, i miei ventisnonni avevano già superato il milione, erano infatti due milioni e novantanovemilacento-cinquantadue. Sei secoli fa i miei ventiquattrisnonni erano sedici milioni settecentonovantatremiladuecentosedici, e bastava che uno solo di questi oltre sedici milioni si rompesse una gamba, o trovasse in un boschetto una che la dava via facile e non era una mia ava e per quel giorno lì lo svuotava delle munizioni, o più semplicemente che lui la notte x non ne avesse voglia perché aveva mangiato troppo, che io non ci sarei. Milioni di persone devono aver scopato facendo centro al momento giusto perché io ci sia stato. E comunque sette secoli fa (al tempo di Dante, e finalmente di un volgare illustre che dava la possibilità ai post romano-barbarici di esprimersi con una lingua nobile e precisa) erano duecentosessantotto i milioni di persone che dovevano aver scopato tra di loro con grande precisione perché io ci fossi proprio così come sono. E anche se non si sapeva bene cosa si dicevano tra di loro perché un volgare illustre non c’era ancora, otto secoli fa erano più di quattro miliardi di persone a scopare tra di loro per fare me. Mentre nove secoli fa erano già più di 64 i miliardi di persone a aver chiavato tra di loro per farmi. Ora vediamo di chiudere un po’ il ragionamento: anche ammettendo che ci siano stati incesti e lavorini con cugine, sessantaquattro miliardi di italiani secondo me non ci sono mai stati. E anche se c’erano, è mai possibile che una delle mie belle 33 miliardi circa di ave, magari anche giovane, mentre il marito era fuori a lavorare, non abbia offerto un bicchier d’acqua a uno straniero di passaggio giovane e di bella presenza, che poi da cosa nasce cosa: zing zing, due colpetti e via, e magari lei c’è restata incinta? E per esempio, quei miei avi Moreschi, che all’inizio del settecento hanno lasciato Vigo di Rendena per venire a vivere a Modena, e io dentro di me mi dicevo: Moreschi, sicuramente erano pirati saraceni, come ci erano finiti a Vigo di Rendena, cioè sui monti, dei pirati saraceni? Poi incontro un tale che si chiama Moresco e dice che i Moresco e i Moreschi non sono saraceni ma ebrei e poi invece incontro un altro che dice che i saraceni scappavano sulle alpi quando i cristiani tornavano al potere, e comunque poi questi Moreschi si son dati al ramo ferramenta nei secoli. E questi miei avi Moreschi io li ho avuti sempre per molto cari perché erano gli unici non emiliani insieme a una bisnonna romagnola e quindi mi davano fantasie esotiche. Ma sto andando un po’ troppo in lungo, quindi concludo. Spero che fra meno di dieci anni esistano dei bei test storico-genetici da comprare al supermercato con non più di venti euro, così uno si fa il suo test storico-genetico e gli dicono per esempio che lui è 8% celtico, 11% romano, 9% etrusco, 1,5% troiano, 5% fenicio, 6% nubiano, 4% assiro, 13% longobardo (a me piacerebbe scoprire per esempio di avere un 15% ostrogoto, che nessuno sa che fine hanno fatto questi ostrogoti), 3% ebreo, 15% saraceno, 7% unno, 13% siriano, 2% cinese, e così via. Che dopo uno potrebbe dirsi: cazzo se scopavano tra di loro una volta la gente.

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 51 de “Gli asini”: acquista il numero e abbonati per sostenere la rivista.

 

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Comments (2)

  • non-fiction - ATBV

    |

    […] in quale millimetrico modo lo siamo diventati (c’è anche un altro post che parla di cosa significhi essere italiani, oggi in rete, ma non credo di voler abusare troppo della vostra pazienza…). E allora ve lo […]

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  • Engy

    |

    bello e divertente.

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