Educazione “truccata”, scuola da ripensare

di Goffredo Fofi

Questo articolo è uscito sulla rubrica Benchè giovani di “Avvenire”.

I grandi teorici che si sono definiti o sono stati definiti anarchici hanno prediletto, come ordine di studio e riflessione e come loro attività pratica, il lavoro di urbanista (o architetto) e quello di educatore, e spesso, come nel caso dei due miei contemporanei che ho più amato, Paul Goodman (il suo La gioventù assurda, Einaudi, in originale Growing up in absurd, “Crescere nell’assurdo”, è più attuale che mai, nell’era di internet) e Colin Ward, che ho avuto la fortuna di conoscere e accompagnare in giro per l’Italia negli anni settanta. Mi sembrò un esempio di grande umanista del nostro tempo, che si occupava soprattutto di educazione (la trasmissione da una generazione all’altra, l’aiuto a crescere capire volere, il rapporto con gli altri e la natura, la coscienza di dover contribuire al bene comune e della felicità che ne deriva) e di urbanistica: la città, la comunità, la ricerca di armonia nello stare insieme in tanti e diversi. Di Colin Ward esce ora una scelta di testi da eleuthera, che ha un titolo chiaro e quasi provocatorio: L’educazione incidentale. Lo ha curato Francesco Codello, e il nome di Goodman vi compare spesso. Codello aggiunge a ogni testo dei brevi aggiornamenti, spesso amari. Non ci sono solo la famiglia e la scuola, ci dice Ward, a formare il bambino – e l’adulto che sarà. L’educazione “incidentale” finisce per essere spesso più importante – al positivo ma anche oggi al negativo – di quelle della famiglia e soprattutto della scuola. Io so di avere imparato di più dal quartiere, dalla strada, dal vicinato, dagli artigiani e dai contadini che ho frequentato nella mia infanzia, che dalla scuola, e la mia famiglia era al centro di una rete di rapporti assai vasta per via della bottega artigiana di mio padre in cui passavo parte della giornata, anche in veste di garzone, e di avere appreso tantissimo dal cinema e poi dai libri, ma soprattutto dalla banda di ragazzini che eravamo, dal cortile e dalla strada. Poi il mondo è cambiato e oggi l’ “educazione incidentale” è anzitutto il mercato ed è internet, ossessive presenze extra scolastiche ed extra familiari. La famiglia conta molto meno di un tempo, la “comunicazione” conta infinitamente più di un tempo, ed è una presenza ossessiva e “truccata”, una parte della merce e una forma di manipolazione delle coscienze. Quel che conta meno di tutto mi sembra proprio la scuola, una sopravvivenza inefficace la cui funzione andrebbe ristudiata e ridefinita da capo a fondo. Fu Colin Ward, scomparso nel 2010, a chiamare la sua idea di anarchia come “una forma di disperazione creativa”, una definizione che può valere per i modi affrontare il presente e il futuro di tanti che anarchici non sono.

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