Cina, la fantascienza in un paese di fantascienza

di Maria Rita Masci

disegno di JooHee Yoon

La pubblicazione in Italia del romanzo Il problema dei tre corpi (San ti de wenti) (Mondadori 2017) di Liu Cixin offre l’occasione per parlare del revival della fantascienza in Cina e del ruolo che sta ricoprendo nel rivitalizzare la narrativa cinese contemporanea. Costituisce anche un volano per riflettere sullo stato della letteratura nell’era di Xi Jinping, attraverso altri due casi, il romanzo di Fang Fang Ruan mai (Sepoltura molle, 2016) e l’opera di Chen Xiwo che, invece di occuparsi di mondi lontani e invasioni di extraterrestri, sono alle prese con le ansie dei terrestri, subendo fortune avverse.

 

Il problema dei tre corpi

L’autore del romanzo, Liu Cixin, è considerato uno dei principali scrittori di fantascienza cinese, premiato in patria ma anche in America, dove ha ottenuto il premio Hugo nel 2015. Da noi arriva appunto dall’America ed è stato purtroppo tradotto dall’inglese.

La storia narra di Ye Wenjie, figlia del fisico Ye Zhetai, professore all’università Tsinghua, che vede morire il padre per mano delle Guardie rosse nel corso di una sessione di critica durante la Rivoluzione culturale. A quell’orrore seguono l’impazzimento della madre e il suicidio di un’amica.

Mandata a lavorare in campagna, un collega le fa leggere Silenziosa primavera di Rachel Carson, un testo relativo agli effetti negativi sull’ambiente dell’uso eccessivo dei pesticidi, che la fa riflettere sul fatto che, dal punto di vista della natura, l’uso dei veleni non è diverso dalla Rivoluzione culturale, ha lo stesso effetto distruttivo sul mondo. A quel punto si convince che le azioni dell’uomo sono malvage e che sia impossibile aspettarsi il risveglio di una coscienza morale da parte dell’umanità. “Conseguire il risveglio di una coscienza morale richiede l’intervento di una forza esterna a quella della razza umana”.

Tradita dal collega che le aveva dato il libro, Ye Wenjie viene accusata di essere una controrivoluzionaria e finisce in carcere. Tuttavia, essendo una valente astrofisica, un ex allievo del padre la inserisce in un centro di ricerca segreto e isolato – Costa rossa – dove dovrà passare il resto della sua vita.

Il centro invia messaggi nello spazio, grazie a una tecnologia inventata dalla stessa Ye Wenjie. Un giorno riceve un messaggio dal cosmo, Ye risponde di nascosto dagli altri, segnalando la posizione della Terra e invitando gli extraterrestri a invaderla e colonizzarla, poiché essa non è in grado di risolvere da sola i suoi problemi.

Il pianeta che ha risposto al messaggio è Trisolaris, un mondo dove il giorno e la notte si susseguono in modo irregolare, imprevedibile, scatenando Ere di Caos in cui è sempre notte, fa freddo e la sopravvivenza si fa quasi impossibile. Individuata la Terra, i trisolariani decidono di invaderla per trovare un luogo migliore dove vivere. Mandano una flotta che si prevede arrivi 450 anni dopo, e per evitare che i terrestri la distruggano, bloccano il loro sviluppo scientifico. Possono anche contare sull’aiuto di un’Organizzazione di sostenitori sulla Terra, capitanata da Ye Wenjie!

La Rivoluzione culturale è dunque il motore che avvia l’invasione degli extraterrestri. La rabbia e il dolore per le violenze e le ingiustizie subite, lungamente repressi, esplodono e, fondendosi a un disincanto più ampio verso l’uomo in generale, arrivano a trasformare la vittima in un carnefice dell’umanità. Il passaggio cruciale che pacifica Ye Wenjie con la sua scelta, è quello in cui rincontra le quattro Guardie rosse che avevano ucciso il padre e si aspetta che si pentano, e invece una di loro le risponde “E chi chiederà scusa a noi?”, per dire che anche loro sono state ugualmente vittime della Rivoluzione culturale. È a questo punto che la protagonista perde ogni speranza nell’umanità che, incapace di redimersi, merita le vengano scagliati contro gli extraterrestri.

Il problema dei tre corpi è dunque la storia di una grandiosa vendetta contro la Terra operata attraverso forze aliene. La minaccia sarà affrontata da tutta l’umanità coalizzata e alla fine dell’epopea – si tratta di una trilogia di cui questo è solo il primo volume – saranno i cinesi a salvare il pianeta.

Grandioso è un aggettivo che descrive bene la visione e il respiro delle opere di Liu Cixin. In un precedente romanzo, 2185, immagina che in una Pechino del futuro, con la piazza Tiananmen ormai invasa dalle erbacce, un giovane entri nel Mausoleo dove è conservata la mummia di Mao e faccia un ologramma del cervello del Presidente resuscitandolo in una dimensione cibernetica e offrendogli la possibilità di scatenare una nuova rivoluzione. Scritto nel 1989, circolò via internet e non venne mai pubblicato in forma cartacea. Nel racconto Il pianeta errante (pubblicato in italiano in Shikong: Chinese futures, Urania 1564, 2010) descrive la Terra che viaggia nell’universo grazie a immani motori per sfuggire all’esplosione del sole alla ricerca di una nuova collocazione nell’universo. Il cerchio racconta che Jing Ke, personaggio passato alla storia come colui che aveva tentato di uccidere il primo imperatore cinese Qin Shihuang, si metta invece al suo servizio per cercare il segreto della vita eterna cui egli ambisce. Per farlo, organizza i tre milioni di soldati dell’esercito in unità di calcolo binario. Disarmati e impegnati nella grandiosa operazione, i soldati vengono sterminati dall’esercito nemico, cui Jing Ke è rimasto sempre fedele.

Liu Cixin è una delle numerose voci che animano il revival della fantascienza. Questa fu introdotta in Cina agli inizi del 1900, quando gli intellettuali riformisti del tempo videro in essa lo strumento per diffondere la scienza e la tecnologia occidentali, al fine di promuovere lo sviluppo e il rafforzamento del loro paese di fronte alla conquista coloniale. Con la fondazione della Repubblica popolare cinese nel 1949, la fantascienza accompagnò la fede nella costruzione della nuova società socialista, e popolarizzò le conoscenze scientifiche. Alla fine della Rivoluzione culturale, fra il 1978 e il 1983, ebbe una ripresa, poiché serviva a favorire le modernizzazioni di Deng Xiaoping, ma fu di breve durata poiché cadde sotto la scure dell’“inquinamento spirituale” per le sue influenze straniere.

Oggi si assiste a una nuova ondata, per quantità di autori, ricchezza di opere e temi. Affronta questioni sul destino dell’umanità, sul mondo in rapida trasformazione, sul tumultuoso sviluppo della Cina e il suo ruolo nel futuro. Ha perso l’ottimismo verso la scienza che nutriva in passato, riflettendo invece ansie e preoccupazioni nei riguardi della tecnologia e gli scenari che immagina sono cupi e incerti. Non ha più un ruolo didattico, rivendica il suo valore letterario e sente stretti i confini che la relegano all’interno di un “genere”. Infatti, a proposito della fantascienza come genere, Liu Cixin ha detto: “Oggi la situazione è cambiata, sono i generi a occupare il corpo centrale della letteratura, anche la narrativa di tipo classico è diventata un genere”.

La novità che rappresenta nel panorama della produzione letteraria si può racchiudere in tre parole: creatività, critica e cosmopolitismo. Creatività, perché è il campo della libertà dell’immaginazione, e non essendo soggetta a vincoli mondani, possiede una potenzialità sconfinata come lo spazio. La fantasia è al comando. Critica, poiché proiettando la realtà nell’irrealtà elabora una nuova narrazione “politica” della storia e della società cinese, e descrivendo mondi distopici propone una visone problematica dello sviluppo accelerato della Cina e delle sue conseguenze umane e sociali. Cosmopolitismo, perché ispirandosi a valori universali di ampio respiro, si riconosce e ambisce a entrare nella comunità fantascientifica mondiale, accedendovi con le sue caratteristiche cinesi che però non diventano ghettizzanti ma la mettono alla pari con le tante sorgenti del genere.

Immaginando mondi e situazioni che non esistono, ha inoltre il vantaggio di non scontrarsi direttamente con la censura, ma al contrario, corrispondendo al valore di “innovazione” promulgato da Xi Jinping e assecondando la fantasia della Cina come potenza emergente, accompagna l’affermazione del paese nel mondo, diventando parte del “sogno cinese”.

Per questo un romanzo così critico della Rivoluzione culturale, e soprattutto dell’amnesia promossa dallo stato, della rimozione di ogni tentativo di valutazione o riflessione sulle sue conseguenze sociali e umane, può circolare liberamente, venir premiato ed esportato con orgoglio. Eppure il messaggio che lancia è che sarebbe meglio affrontare i nodi irrisolti della Storia, parlare dei traumi del passato, non rimuoverli, poiché le conseguenze possono essere devastanti.

Sepoltura molle

Altre opere, che dicono la stessa cosa di Liu Cixin, ma a livello terrestre, vengono infatti censurate. È il caso di Sepoltura molle (Ruan mai) della scrittrice Fang Fang, ambientato ai tempi della Riforma agraria, poco dopo la rivoluzione. Il romanzo indaga il rapporto con il passato e la memoria, il dilemma fra ricordare o dimenticare. Si interroga su cosa sia meglio fare: ricordare, ristabilendo le verità del passato, riportando alla luce gli eventi tragici della storia e trasmetterli, renderli noti, comunicarli per poter “guarire”, oppure dimenticare, per andare avanti senza pesi e darsi la possibilità di ricominciare non ancorati agli odi e alle sofferenze di un periodo ormai trascorso.

Nel 1952 una donna viene ripescata da un fiume e salvata da morte certa. Non ricorda nulla, non sa chi è né da dove viene. Si costruisce una nuova memoria a partire da quel momento. Prenderà il nome di Ding Zitiao, sposerà il medico che l’ha salvata, avrà un figlio – Qinglin – e anche se spesso tormentata da paure e angosce, decide di non cercare di ricordare quello che le è successo, temendo possa essere peggio dei suoi incubi. Il marito muore in un incidente; il figlio fa carriera e le compra una villa dove andranno a vivere tutti insieme, nuora e nipote compresi. Mentre la madre visita la casa, brevi memorie riaffiorano, ma sono giusto dei flash. Durante la notte però è visitata dai fantasmi del passato e ha la sensazione di sprofondare nelle tenebre. Il giorno dopo scoprono che è diventata catatonica, pur avendo le funzioni vitali intatte, sembra trasformata in un vegetale. Immersa nel buio più profondo, Ding Zitiao vede comparire una scala composta da diciotto gradini, la paura di essere finita all’inferno la sprona a risalire.

E così ripercorre a ritroso il suo passato: lei sballottata dalle acque del fiume, la barca sulla quale si trova che si capovolge facendo annegare il figlio, la fuga dalla casa della famiglia del marito con il figlio sulle spalle, il cortile della magione dove ricopre di terra il corpo della sua cameriera. A poco a poco, risalendo i gradini, ricostruisce i tragici eventi della famiglia Lu, un clan di grandi proprietari terrieri che, per evitare di affrontare la sessione pubblica di lotta dei contadini del villaggio, decide un suicidio collettivo. Il capo famiglia stabilisce che l’unico che deve salvarsi è il nipote, l’erede, il quale portato dalla madre, Daiyun – il vero nome di Ding Zitiao – dovrà fuggire e raggiungere il padre che si trova a Hong Kong. Egli sa che la famiglia Lu non sopravviverà, perché a condurre la lotta sarà un loro acerrimo nemico, Jindan, che nutre un odio personale verso il clan. I membri della famiglia si scavano una fossa ciascuno, ci si distendono dentro e prendono l’arsenico. Daiyun ricoprirà i loro corpi di terra, quel che si chiama “sepoltura molle”, una sepoltura impropria, senza la bara.

Mentre la madre è in stato catatonico, il figlio Qinglin scopre in una valigia i diari del padre che coprono un periodo che va dal 1948 al 1966. Leggendoli apprende che era l’erede di una famiglia di proprietari terrieri sterminata durante la Riforma agraria. Scampato all’eccidio era stato salvato da un uomo che viveva in montagna e l’aveva chiamato Wu Jiaming, il Senza nome. Il padre, dalle pagine del diario che ha scritto per lui, lo invita a non andare a fondo delle storie passate della famiglia e gli consiglia di dimenticare. Qinglin però continua la sua ricerca, ma giunto a un certo punto si scoraggia e si chiede perché cercare a tutti i costi di sapere fatti che ignora? Pensa che siano storie troppo dolorose, che non gli porteranno alcun vantaggio e decide di smettere di indagare.

Intanto la madre, giunta all’ultimo gradino della scala, scopre di essere stata la causa della rovina dei Lu, perché ha rivelato a Jindan – che non lo sapeva – come fossero stati i Lu la causa della rovina della sua famiglia. Prima di morire grida: “Non voglio essere seppellita senza bara!”. Il figlio le comprerà una bara.

La “sepoltura molle” ha due significati, indica i morti che sono stati seppelliti senza bara e i vivi che decidono di non ricordare il passato, di dimenticare, rimuovere gli eventi dolorosi che hanno affrontato aspettando che il tempo li sgretoli e li ricopra di polvere.

La narrazione degli eventi della Riforma agraria non insiste tanto sugli orrori, come hanno fatto altri autori, tipo Mo Yan e Zhang Wei, ma cerca di ricostruire la confusione di quei tempi, le posizioni in campo fra chi non riteneva necessario che per cambiare sistema si dovesse ricorrere a tanta violenza e chi lo considerava inevitabile, vista la fragilità iniziale del potere conquistato, ancora in pericolo per il dilagare del banditismo e la presenza di forze avverse, come i contingenti allo sbando dell’esercito nazionalista e le milizie private dei ricchi. I massacri vengono attribuiti al dilagare della rabbia contadina alla quale i quadri del Partito comunista non opposero resistenza. Quando dall’alto arrivò l’ordine di non uccidere, ne erano già stati fatti fuori in molti. Secondo altre testimonianze però la violenza fu sollecitata dai quadri del Partito che spingevano i contadini – altrimenti esitanti per cultura e paura – a denunciare i soprusi dei proprietari terrieri, spesso aiutati da chi aveva personali motivi di vendetta.

La struttura del romanzo interseca due racconti, quello della madre, che si svolge nel passato e procede all’indietro e quello del figlio, che si svolge nel presente e procede in avanti. La madre, che ha perso la memoria, esce dall’oblio risalendo una metaforica scala che, dalle profondità del suo io, la riporta in superficie; il figlio, che non sa, acquisisce informazioni illuminanti sulla storia dei genitori, e dunque anche sulla sua, indagando nel presente. Dall’oblio al ricordo e dal non sapere al sapere, due percorsi per eliminare la grande rimozione, anche se con esiti differenti.

La posizione della scrittrice viene espressa attraverso le parole di un amico di Qinglin, il quale sostiene che anche se un individuo, per motivi personali, non vuole conoscere il passato, la Storia però richiede che sia fatta luce, che si sappia la verità.

Il romanzo è stato pesantemente attaccato da vari esponenti del Partito e dell’Esercito che lo hanno definito un’“erba particolarmente velenosa”, come usava ai tempi dell’ortodossia maoista, probabilmente perché mette in discussione l’episodio fondante dell’assetto economico e sociale della Cina rivoluzionaria. Considerato portatore di ideali nichilisti e di distorcere la storia, alla fine è stato proibito. Ciò nonostante, il libro è circolato su internet e ha suscitato un ampio dibattito.

 

Chen Xiwo

Sempre fra i terrestri, Chen Xiwo è il narratore del trauma profondo subito dai cinesi e dei disturbi della loro psicologia. Scrittore unico nel panorama cinese, concentrato su temi scomodi e sgradevoli, è visto con fastidio ed è stato pluricensurato. Ci sono voluti infatti 20 anni prima che i suoi libri venissero pubblicati e in particolare Maofan shu (Il libro delle offese) uscito nel 2006, purgato dal racconto sull’incesto, e Wo teng (Soffro).

Il libro delle offese raccoglie nove storie incentrate su temi tabù – incesto, impotenza, voyerismo, stupro – viste come metafora di una società malata. Il libro si apre con una citazione da Venere in pelliccia di Leopold von Sacher-Masoch: “Mi hai corrotto l’immaginazione e infiammato il sangue. Sto incominciando a godere di tutto questo” e ogni racconto è preceduto dalle stesse tre righe: “Sei sicuro? Puoi chiudere il libro adesso. Vuoi continuare a leggere?”.

Soffro (pubblicato in italiano nella rivista “Caratteri” 2014), il racconto che dà il nome all’omonima raccolta, affronta il calvario di una ragazza afflitta da dolori fisici di vario genere, dal mal di testa ai dolori mestruali, che diventa una tossicomane per cercare di alleviarli con la morfina. Il suo dolore viene minimizzato dalla madre che lo confronta con le sofferenze, fisiche e psicologiche, patite dalla sua generazione a causa dei rivolgimenti storici del paese.

In Dissimulazione – il racconto più censurato – un giovane disabile sospettato di aver assassinato la madre confessa di aver avuto con lei un rapporto incestuoso e sado-maso. In Le nostre ossa, il narratore racconta dei suoi genitori che, dopo aver attraversato tutte le vicissitudini storiche della Cina, oggi che possono godere di un certo benessere, cercano invece di procurarsi delle ossa per fare un buon brodo, e come erano rare al tempo, queste ossa si rivelano impossibili da compare oggi, proprio a causa dell’abbondanza. Salire al cielo racconta di un ragazzino che cerca di morire per andare in cielo a recuperare un cellulare che è stato offerto come dono per l’aldilà a una ragazza morta da poco. In L’uomo con il coltello, uno scambio sessuale utilitarista fra un’aspirante poetessa e un critico che può garantirle il successo, si sviluppa in un crescendo di frustrazioni che si concludono con l’uomo che si castra.

Chen Xiwo affronta il tema del trauma psicologico subito dalla gente, la malattia dell’anima, rimossa e risolta con la promessa dello sviluppo e dell’arricchimento, e afferma che la ricerca della felicità è effimera se non si guarda in faccia il dolore. “Il dolore va affrontato come prova del fatto che si è vivi e così facendo si può sviluppare un sentimento di compassione per l’intera umanità”. Non a caso Chen si definisce un moralista.

Nella Cina odierna gli argomenti così detti “sensibili” sono aumentati e i libri che li affrontano trovano minore tolleranza rispetto all’era precedente all’avvento di Xi Jinping. Agli artisti si chiede nuovamente di “educare il popolo”, ispirarlo e promuovere valori positivi, di essere patriottici e non rincorrere l’Occidente, restaurando, o ridando linfa alla cultura cinese come ossatura che consenta alla Cina di sostenere il suo ruolo globale. Non si può rimettere in discussione il passato, non si può sovvertire la versione ufficiale per creare nuovi spazi di riflessione o avanzare un’idea di umanesimo che viene percepita anti-Partito. Non si deve insistere sul lato oscuro della psicologia, sui dolori, le ferite, le sofferenze. Bisogna andare avanti, guardare oltre, guarire guardando al futuro. Ma ecco che il futuro, se lo si immagina con l’occhio della fantascienza, attraverso narrazioni metaforiche, consente indirette e sorprendenti letture del passato e del presente.

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 50 de “Gli asini”: acquista il numero e abbonati per sostenere la rivista.

 

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