Fare politica: l’esempio Manconi

di Gianfranco Bettin

La nomina di Luigi Manconi a coordinatore dell’Unar (Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni) nell’ambito del Dipartimento per le pari opportunità, decisa dal Presidente del Consiglio Gentiloni, ha un po’ mitigato la delusione per la sua esclusione dalla candidatura nelle liste per le elezioni politiche del prossimo 4 marzo. Una candidatura richiesta, tra l’altro, da un lungo elenco di personalità, un elenco qualificato e trasversale, a riprova della vasta stima per il lavoro finora svolto in parlamento e fuori dal senatore democratico.

Manconi compie 70 anni (ha, cioè, l’età della Costituzione italiana e di Tex Willer, due viatici indispensabili per il nuovo incarico) e gli amici e compagni di strada, di una vita o più recenti, lo hanno festeggiato pubblicando un opuscolo (Disaccordi e proposte, Edizioni dell’asino 2018) che raccoglie dieci suoi recenti interventi che ne testimoniano l’impegno e la fedeltà a una pratica politica che ormai data da molti decenni. Un’esperienza inaugurata nel seminale ’68 (e anche prima, come Luigi ha raccontato in modo sincero e brillante in un altro libro scritto in collaborazione con Valentina Brinis che, a dispetto del titolo e del tema dichiarato, La musica è leggera. Racconto su mezzo secolo di canzoni, edito dal Saggiatore nel 2012, è in realtà una sorta di autobiografia anche politica).

Manconi è uno dei migliori e più coerenti interpreti di quella strategia della “lunga marcia nelle istituzioni” teorizzata proprio subito dopo il ’68, e come suo necessario esito, da Rudi Dutschke e Dany Cohn-Bendit, e che ha avuto come protagonisti maggiori in Europa i Verdi tedeschi e, in verità, poche altre esperienze organizzate e personalità politiche, tra le quali Alexander Langer. A questa “marcia” Manconi si è dedicato sia dentro che fuori le istituzioni ma avendo sempre ben presente ciò che connette i problemi sociali e culturali ai meccanismi istituzionali che li possono risolvere o modificare o far evolvere, oltre che l’incessante dialettica tra conflitti e mediazioni, tra sconfitte e vittorie (mai definitive, sempre parziali, sempre in discussione), tra avanzate e ritirate dei movimenti e degli esperimenti, tra politica e ciò che politica non è anche se a essa sempre rinvia.

Questo percorso, senza negarsi al ruolo generale che sempre un politico (tanto più un parlamentare) deve assumersi, ha portato Manconi a dedicarsi più spesso soprattutto ad alcune questioni in particolare. Sono quelle che ha evidenziato nel più recente libro curato benissimo da Christan Raimo, Corpo e anima. Se vi viene voglia di fare politica, (minimun fax 2016) in realtà un dialogo che è anche un contributo a definire cosa sia e cosa possa essere, cosa debba essere, oggi, la politica se vuole davvero esprimere non le rapaci passioni umane ma il meglio del nostro agire e pensare, laddove si trasmuta in progetto, in percorso, in opera e in decisione (in legge, a volte): “i luoghi e i metodi di privazione della libertà, i meccanismi di esclusione dal sistema di cittadinanza, le politiche di discriminazione, la costruzione del capro espiatorio, le strategie per l’immigrazione e l’asilo, le questioni dell’affettività, del nascere, del curarsi e del morire”. Chiunque si sia trovato a vivere queste esperienze, o a misurarsi con i problemi che ponevano, ha trovato Luigi come punto di riferimento e come protagonista limpido, attendibile, conseguente.

Per questo la sua esclusione dalle liste elettorali aveva ancora una volta mostrato il grado di insipienza e perfino di degenerazione dei gruppi dirigenti, in particolare nel delicatissimo esercizio di selezione della classe politica dei partiti (e, di conseguenza, del paese stesso, date le leggi elettorali vigenti, che non consentono che limitatissimi spazi alla libera scelta dell’elettore). La successiva nomina all’Unar ha, appunto, limitato il dispiacere e, al contrario, ha galvanizzato persone e associazioni che ripongono in quest’organismo, specie dopo le ultime disavventure legate all’inchiesta che ne ha decapitato il vertice, la speranza di una stagione di battaglie politiche e culturali e di interventi concreti contro le discriminazioni in un momento oscuro della vita nazionale e non solo.

Un uomo, un politico di specie rara, come Manconi potrebbe, pensano in molti, contribuire in maniera eccezionale a rilanciare un organismo il cui ruolo sarebbe indispensabile e potrebbe davvero risultare molto significativo. È, in effetti, sorte di tanti organismi di questo tipo assumere una funzione di rilievo soprattutto a partire da chi li dirige e li anima, dalla motivazione, dall’approccio, dalla personalità politica e culturale e dal valore umano stesso che esprime. È stato il caso, in organismi della stessa natura, di figure come Stefano Rodotà, o Mauro Paissan, Laura Balbo, Franco Corleone, Chiara Saraceno e altre e altri, figure di valore che si sono impegnate in ruoli non direttamente politici e non di prima linea politica, anche se in realtà implicati in questioni sociali, culturali e politiche cruciali, a volte spinosissime, certamente bisognose di una visione e di una gestione al tempo stesso tecniche, competenti, e politicamente accorte, consapevoli, perfino raffinate, quanto nutrite di autentica passione intellettuale e politica, nelle quali coinvolgersi davvero “corpo e anima” (perché del “corpo e dell’anima” delle persone si occupano, e preoccupano).

Troppo spesso si discute di politica e dei ruoli che vi si possono giocare a partire soltanto dalla scena più esposta, quella del Parlamento o del governo o delle segreterie e leadership dei partiti e movimenti (o dei sindacati). In realtà, sono molte le articolazioni politiche nelle quali è possibile cercare di proseguire quella “lunga marcia”: ci sono gli enti locali e ci sono organismi non elettivi e apparentemente defilati, fuori dalla luce maggiore dei riflettori, ma che, se occupati da persone determinate e consapevoli, possono produrre risultati d’eccezione e, in certi campi, fare la differenza. E possono, di conseguenza, conquistare una visibilità e perfino una “centralità” che corrispondono in effetti alla crucialità dei temi che affrontano (e che solo per il grigiore della gestione politica, o peggio, la compromissione, la corrività con politiche reazionarie, non l’avevano in precedenza).

All’entusiasmo di molte associazioni e persone impegnate sui diritti e nelle pratiche sociali più avanzate, alle speranze accese dalla nomina di Manconi, non a caso è corrisposto il livore dei gruppi più retrivi e bigotti. Buon segno.

Buon lavoro, Luigi, buona continuazione della marcia.

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 49 de “Gli asini”: acquista il numero e abbonati per sostenere la rivista.

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