“Anarchy” dagli anni Sessanta

di Giacomo Borella

Di tanto in tanto torniamo a rivolgerci a Colin Ward (Londra, 1924 – Ipswich, 2010), ad attingere al suo vasto e generoso lavoro e a rendere omaggio alla sua figura di pensatore e attivista anarchico, autodidatta, studioso poliedrico, urbanista, educatore, osservatore partecipe e aperto delle vicende del suo tempo. Questa volta lo facciamo rendendo omaggio alla rivista mensile inglese “Anarchy”, di cui Ward fu inventore, direttore, redattore unico e factotum per 118 numeri, dal numero 1 del marzo del 1961 all’ultimo del dicembre del 1970. Per quanto piccola e snella fosse la rivista nella sua fattura e dimensione – un sedicesimo in formato A5, 32 pagine più la copertina – è piuttosto difficile restituire in questa nostra ridotta selezione il senso di apertura della sua impostazione, la varietà e trasversalità dei temi affrontati, la schiettezza e insieme l’autorevolezza del suo taglio. Se sfogliamo i fascicoli pubblicati in quei dieci anni, vediamo alternarsi i temi più disparati, affrontati in numeri quasi sempre monografici, che vanno dall’agricoltura alla nonviolenza, dalle tecnologie alla sessualità, dai campi gioco alla criminologia, agli approfondimenti dei rapporti del pensiero anarchico con altri ambiti – dalla filosofia greca alle religioni orientali –, temi trattati spesso contemporaneamente alla luce dell’attualità e da un punto di vista liberamente a-storico, con un’attenzione particolare sempre riservata alle tematiche attinenti l’urbanistica e l’abitare, l’educazione e la scuola.

Allo stesso modo, tra gli autori dei testi, in gran parte scritti espressamente per la rivista ma spesso anche estratti da libri in uscita o provenienti dal passato, troviamo un pescatore del Kent accanto a Martin Buber, un falegname argentino o una maestra londinese alternati a Paul Goodman, Gustav Landauer, Luis Bunuel. Lo stesso Ward firma una buona percentuale degli articoli, a suo nome o con gli pseudonimi di John Ellerby, John Schubert e con lo sterniano Tristram Shandy. Le copertine della rivista, forse il suo aspetto divenuto in seguito più famoso (per alcuni cultori addirittura leggendario), rispecchiavano perfettamente il suo spirito, con l’aggiunta di un tocco di genio grafico. Molto spesso (ma non sempre) disegnate da Rufus Segar, avevano la loro cifra nella totale assenza di una qualsiasi costante grafica: lo spirito di libertà radicale scompigliava ogni seppur minima standardizzazione, reinventando ogni volta da capo il modo in cui tradurre in immagine il tema monografico del numero. Non è mai esistita neppure una testata, un logo, un carattere tipografico prescelto: la scritta “Anarchy” compariva ogni volta in forma diversa, ora in maiuscolo stampato, ora scarabocchiata a penna in un angolo, ora in corsivo minuscolo, ribaltata in verticale. Quasi sempre testi e immagini debordavano dalla prima di copertina e sconfinavano nella quarta.

Per compilare la nostra piccola selezione di testi e copertine da questa piccola grande rivista avevamo solo l’imbarazzo della scelta. Non poteva certo mancare un contributo di Paul Goodman, che Ward ha sempre indicato, tra le figure dell’anarchismo a lui contemporaneo, come quella più rilevante e nella quale più si identificava. I testi di Goodman pubblicati da “Anarchy” non sono pochi, e più d’uno sono i numeri monografici dedicati a lui (n.11, gennaio 1961) e all’uscita di suoi importanti libri (n.24, febbraio 1963; n.107, gennaio 1970). Mentre solitamente si tratta di estratti o anticipazioni da libri in uscita, articoli scritti per riviste americane o prefazioni, quello che abbiamo scelto è un’intervista, appositamente realizzata da Ward insieme a Roger Barnard e Bob Overy, in occasione del passaggio di Goodman a Londra per la sua partecipazione al convegno “Dialettica della liberazione”. L’intervento Anarchismo buddhista di Gary Snyder – poeta e scrittore californiano, attivista ambientalista e buddhista che ebbe grande influenza sulla beat generation – rappresenta una linea di ricerca praticata in modo assiduo dalla rivista: l’indagine delle molte contaminazioni tra idea anarchica e altri filoni di pensiero, spesso anche molto distanti, se non apparentemente antitetici. Il testo di Rufus Segar racconta in modo ironico e dettagliato il suo lavoro decennale di grafico volontario delle copertine della rivista.

Il contributo di Alexander S. Neill, eminente figura della pedagogia alternativa britannica, lettore e saltuario collaboratore della rivista, è dedicato alla notissima scuola di Summerhill da lui fondata e condotta. Ma il nostro tributo ad “Anarchy” è anche un piccolo omaggio alla “famiglia Ward”: Ragazze, breve, stupito resoconto degli esordi di un’insegnante, è uno dei rari interventi su “Anarchy” di Harriet Ward, all’epoca con la firma Unwin, con il cognome dal precedente matrimonio (mentre il suo cognome da nubile era Barry), e poco tempo dopo avrebbe sposato Colin Ward in un sodalizio durato tutta la vita. L’eclissi della donna è la parte finale di un lungo saggio scritto per “Anarchy” da Dora Russell, importante figura di attivista e femminista, non abbastanza tradotta in italiano e molto nota nel mondo anglosassone, per un periodo moglie di Bertrand Russell, nonché madre di Harriet. A introdurre questo omaggio ad “Anarchy”, il testo di una conferenza tenuta ad Amsterdam da Colin Ward nel 1993 in cui egli ripercorre, quasi un quarto di secolo dopo, il decennio di lavoro sulla rivista (prendendola un po’ alla larga, e con ampie divagazioni, com’era nel suo stile). Quest’ultimo testo è inedito, mentre tutti gli altri sono qui tradotti per la prima volta in italiano, eccetto quello di A.S. Neill che era l’anteprima di un estratto dal suo libro Summerhill, poi tradotto in Italia da Marco Amante per Forum Editoriale nel 1969. Tutte le altre traduzioni sono di Giacomo Borella, Daniella Engel e Giacomo Pontremoli.

Ringraziamo calorosamente Harriet Ward per averci concesso i testi e per onorarci con la sua amicizia.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 46-47 de “Gli asini”: acquista il numero e abbonati per sostenere la rivista.

 

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