Dentro al disordine

Stiamo compiendo evidenti passi indietro sul fronte della convivenza interculturale. La chiusura identitaria, “loro” e “nostra”, è solo uno dei sintomi. L’aver trasformato le “politiche migratorie”, ovvero quell’insieme di norme e comportamenti che regolano gli spostamenti delle persone attraverso le frontiere, in quella che viene ormai definita “accoglienza ai profughi” è un altro chiaro segnale.

Ci aspettano tempi complicati, più di quanto non siano, nella relazione con le persone di origine straniera che sono già qui, prima ancora che con quelle che temiamo possano invaderci. La macchina dell’accoglienza – fatta di ingranaggi giuridici, ma anche pedagogici, di organizzazione del lavoro sociale, di relazione tra pubbliche amministrazioni e terzo settore – non potrà stare in piedi a lungo, senza che cambi, speriamo in meglio, qualcuno di questi ingranaggi. L’irrazionalità che la sostiene si nutre di una “narrazione” e di una messa a tema dei problemi e dei nodi conflittuali in gran parte scollegata della realtà.

Anche per questo segnaliamo l’iniziativa messa in piedi dalla “Fondazione Villa Emma” di Nonantola (Modena) a cui parteciperanno anche diversi collaboratori de “Gli asini”. Tre giorni di formazione residenziale per operatori dell’accoglienza, in cui si tenterà di definire meglio i termini reali della “questione”, oltre che di raccogliere informazioni, condividere analisi e buone pratiche, fare rete e supportare il lavoro culturale, politico, pedagogico portato avanti nei tanti comuni coinvolti dai percorsi di “accoglienza”.  Una formazione non rivolta esclusivamente ai professionisti del sociale, ma anche agli attivisti e ai comuni cittadini, nella convinzione che uno dei grandi temi (e dei grandi assenti) nel discorso e nelle pratiche che ruotano intorno alla cosiddetta crisi dei rifugiati sia proprio il “lavoro di comunità”.

Gli incontri di formazione, dal titolo “Dentro al disordine”, affronteranno due degli aspetti che più interessano (o dovrebbero interessare) i comuni, piccoli e grandi, conivolti nella redistribuzione dei “profughi”: da una parte il fenomeno delle migrazioni forzate, osservate nel quadro degli epocali cambiamenti sociali e politici di questi anni; dall’altra i conflitti e le opportunità che si creano nell’incontro tra le persone che scappano e i territori in cui arrivano. Il taglio degli incontri non sarà settoriale né specialistico, ma ad ampio raggio e affronterà questi aspetti da prospettive plurali (geopolitiche, pedagogiche, linguistiche, giuridiche, psicosociali, politiche), riservando particolare attenzione al problema dei bambini e dei giovani coinvolti nei flussi migratori. Il programma e la presentazione della formazione li potete trovare QUI. (Gli asini)

 

 

 

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