Cambiare il racconto sull’immigrazione

di Emma Bonino

illustrazione di Gianluigi Toccafondo

illustrazione di Gianluigi Toccafondo

Quello che segue è una parte dell’intervento che Emma Bonino ha tenuto a Torino, l’11 marzo scorso, al congresso del Partito democratico. Invitata per parlare della “crisi dei rifugiati”, non si può dire che la Bonino abbia pronunciato parole rivoluzionarie. Ha però espresso con molta fermezza e persuasione pensieri di buon senso che peraltro una fetta sempre più ampia del terzo settore sostiene da tempo. Sulla cittadinanza ai figli degli immigrati, sul diritto di voto agli stranieri, sul superamento delle attuali politiche dell’immigrazione, sull’impianto, ancora tutto da costruire, di una legge quadro sul diritto d’asilo esistono e circolano proposte concrete già molto avanzate. È questo uno dei temi su cui la società civile, o una parte di essa, ci sembra anni luce più avanti della politica. Speriamo che la legge di iniziativa popolare, seppur migliorabile, che i Radicali intendono promuovere ad aprile per il superamento della Bossi-Fini, incontri, coaguli e renda efficaci le tante proposte che da tempo circolano – la più strutturata è quella dell’Asgi – nel mondo dell’associazionismo e dell’intervento sociale. (Gli asini)

 

E vengo al tema che mi avete proposto, un tema certamente impopolare: la questione dei migranti, dei rifugiati e dell’Europa. Ma come diceva Marco Pannella su certe questioni bisogna avere il coraggio di essere impopolari per non diventare antipopolari nella sostanza.
Immagino che non mi abbiate invitato come esperta di questo tema. Di esperti ce n’è a decine, ma tanto non li ascoltate lo stesso. Avete esperti anche tra di voi: voglio ringraziare il sindaco Bianco, il sindaco Gori, molti rappresentanti del terzo settore che a voi fanno riferimento e che proprio su questo tema si sforzano, inutilmente, di darvi il coraggio di avere più coraggio e di dire più verità al nostro paese.

In politica, come voi sapete, ma a volte anche nella vita personale o professionale, gli interessi si scontrano spesso con i valori e lo sforzo è quello di trovare degli equilibri più o meno precari, più o meno presentabili, sapendo che interessi e valori non sempre vanno nella stessa direzione. Ebbene, se c’è un tema dove i nostri interessi coincidono con i nostri valori è esattamente il tema dell’immigrazione! Ma bisogna avere il coraggio di dirlo e di non farci turlupinare da falsità vere e proprie che ci vengono propagandate dalla mattina alla sera.

Molti stati europei si sono sbracciati in una critica a Trump, ai muri eccetera. Un po’ ipocrita, a dire il vero, perché noi stiamo facendo la stessa cosa. Quindi potremmo cominciare a guardare in casa nostra. Ebbene, l’immigrazione ordinata, e poi ci arriverò, è nel nostro interesse. Noi dobbiamo avere il coraggio di dire ai nostri cittadini che dei 6milioni di immigrati regolari attualmente presenti nel nostro Paese noi abbiamo bisogno. Producono l’8% del Pil, sono l’8% della popolazione, sono contribuenti netti. Nel 2014 hanno pagato le pensioni di 640 mila italiani; hanno inventato 500mila imprese, dando lavoro anche agli italiani, coprendo nicchie che gli italiani non volevano coprire. E vi faccio un esempio. Nel nostro grande declino demografico – che è lo stesso della Spagna, del Portogallo, della Germania, della Bulgaria – oggi noi abbiamo 800mila figli di immigrati che vanno a scuola. Senza di loro chiudiamo 35.000 classi e 78mila insegnanti perdono il lavoro per mancanza di persone a cui insegnare. Ma dobbiamo avere il coraggio di dire questo forte e chiaro. Noi avremmo bisogno come dice una ricerca dei Radicali Italiani (che arriva a conclusioni uguali a quelle della Fondazione Moressa, del Centro Astalli, di Assolombarda e di Confindustria) che per essere in equilibrio tra anziani e forza lavoro noi abbiamo bisogno di 160mila nuovi ingressi l’anno per i prossimi 10 anni. Ce lo vogliamo mettere in testa questo, sì o no? Ecco i nostri interessi. E badate che sono anche gli interessi degli altri paesi europei. L’unica che ha fatto una legge di integrazione rigorosa, tedesca appunto, è la Germania che almeno ha iniziato a cimentarsi su questo tema.

Ma i nostri problemi non vengono da queste persone. Il nostro problema è che accanto a queste persone noi stiamo costruendo un esercito di 500mila irregolari, accumulati in questi anni, per la perdita del permesso di soggiorno. Che cosa dobbiamo fare di questi irregolari, li facciamo rientrare tutti? Siamo sicuri che è possibile? E in più continuano ad arrivare perché, nonostante accordi, controaccordi e tutto quello che volete, gli sbarchi in questo periodo dell’anno sono il 40% in più dell’anno scorso. Non c’è strada legale per entrare a lavorare in questo paese, per cui tutti si fanno passare per rifugiati e le richieste di asilo vengono ormai respinte per il 60%. Risultato stiamo creando con le nostre mani un esercito di irregolari e clandestini.

Lavorano in nero e stanno nelle nostre case. E non è che ci rubano il lavoro, scusate, diciamolo chiaramente: fanno lavori che gli italiani non vogliono più fare. Fanno i manovali nelle costruzioni, che nessuno vuole fare, in agricoltura, per non parlare delle persone che lavorano nelle nostre case: noi abbiamo 800mila badanti per i nostri vecchi e per i nostri figli, affidiamo a queste persone le cose più care che abbiamo. E se domani mattina sparissero, 800mila famiglie si troverebbero in enorme difficoltà. Allora queste sono le cose positive, che noi dobbiamo dire con forza alla nostra opinione pubblica.

E poi dobbiamo dire chiaramente che cosa vogliamo fare degli irregolari. Io non so un’entusiasta degli ultimi decreti. Penso innanzitutto che siano, come dire, parziali. Se non aggiungiamo la parte di “integrazione”, questi due decreti non credo risolvano la situazione. Io non credo che diminuire le protezioni giurisdizionali aiuti, non credo che aiuti la moltiplicazione dei Cie, non credo neppure che aiuti l’idea che li rimandiamo tutti indietro. Cinquecento mila: siamo sicuri?

Io penso che la strada maestra è tentare la strada difficile ma possibile dell’ integrazione, a partire dal lavoro e a partire dai canali regolari con cui queste persone possono venire in Italia. È legittimo, doveroso, necessario che l’Europa rafforzi le sue frontiere esterne. Ed è una vergogna che gli stati membri… guardate io non ne posso più quando sento parlare di Europa e degli eurocrati di Bruxelles. La grande responsabilità è degli stati membri e della deriva intergovernativa che ha preso questa Europa, che poi non trova di meglio che scaricare la responsabilità sulla Commissione, sul Parlamento, sui burocrati e non so su quale altro accidenti. Le vere responsabilità risiedono nella mancanza di unione dei capi di stato e di governo. Quando poi non sanno più che fare, chiedono alla Commissione di fare delle proposte e appena le proposte arrivano le cestinano come se avessero ricevuto non so quale libro porno. Non era un libro porno, ma delle ottime proposte che nessuno ha voluto attuare.

Fatemi solo dire ancora una parola. È legittimo avere degli accordi di rimpatrio con questo o quel paese, ma stiamo attenti a dove rimandiamo le persone. Stiamo attenti perché io non so se voi lo potete digerire, ma io e molti con me, l’idea di rimandare queste persone in Libia in quelli che un ambasciatore tedesco, che non è proprio un emotivo come me, ha definito la cosa più vicino ai lager che abbia visto, o rimandarle nei buchi infernali di due metri per due, con venti persone dentro, compresi i bambini, noi questo stomaco non l’abbiamo.

E voglio dire subito che vogliamo essere degli alleati del governo sulla strada dell’integrazione. E proveremo a fare noi la parte di chi tenta di cambiare “il racconto”, andremo noi in piazza a spiegare, noi – noi con il terzo settore, con moltissimi sindaci che fanno miracoli con lo Sprar, ma che non possono violare le leggi – andremo noi in piazza a dire che la Bossi-Fini va superata. Il reato di clandestinità è una stupidaggine e oltre a essere una stupidaggine, intasa le procure e i magistrati di lavoro inutile. Proprio gli operatori dalla magistratura ci hanno detto che il reato di clandestinità non serve a niente, è controproducente e porta via un sacco di lavoro.

Con una grande rete del terzo settore, laico o cattolico che sia, e con molti sindaci – voglio ringraziare il sindaco Bianco, voglio ringraziare la parte dell’Anci che aderisce a questa campagna – ci stiamo preparando a una campagna di iniziativa popolare per il superamento della Bossi-Fini e per trovare modi legali per avere ingressi ordinati nel nostro paese.

Anche a noi sta a cuore la sicurezza. Il coraggio non è la stessa cosa del lassismo, sono due cose diverse. Ma c’è una cosa che ricorderò sempre. Nell’ unico incontro, così emozionante, che ho avuto con Nelson Mandela, non so perché a un certo punto Nelson Mandela disse: se ci sono dei moscerini in un grande stagno i fucili non servono. È meglio bonificare lo stagno. E io credo che dobbiamo bonificare lo stagno riducendo l’irregolarità, la clandestinità, il lavoro nero, le donne nigeriane costrette a prostituirsi, i minori non accompagnati che non sappiamo dove sono finiti. Ma per fare questo, noi dobbiamo soprattutto prosciugare il nostro stagno di paure, pretese, stereotipi e pregiudizi. Questo mi piacerebbe si facesse per governare un problema che sarà con noi per decenni. Non vi crediate che passa l’estate e torniamo come prima. Noi siamo un continente vecchio, che invecchia sempre di più ed è il più ricco continente al mondo ci piaccia o non ci piaccia, in termini di Pil, di welfare, di educazione, di speranza di vita, ma in enorme declino demografico. E a trecento chilometri c’è un enorme giardino d’infanzia, con un’ esplosione demografica che nessun avanzamento economico potrà nel breve termine assorbire. Lo dobbiamo cominciare a fare questo lavoro con l’Africa. Ci vorranno generazioni, ma nel frattempo, per spingere l’Europa a farsi carico dei suoi valori, bisogna che noi facciamo la nostra parte. 

Ci troverete presto tutti insieme in questa campagna di iniziativa popolare che coniuga i nostri interessi e i nostri valori. Legalità e umanità credo siano le cose che ci devono guidare.

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