“Robinson” nell’isola sovraffollata: di tutto e di più, cioè niente

Illustrazione di N. C. Wyeth

Illustrazione di N. C. Wyeth

di Goffredo Fofi

È nato “Robinson”, supplemento letterario di “la Repubblica” che, chi vorrà e ci si augura non siano tanti, potrà comprare la domenica accluso al quotidiano e al settimanale “L’Espresso”, che nessuno vuole più e che è dunque gentilmente imposto ai lettori del quotidiano con un sovrapprezzo significativo. Di che si tratta? Banalmente, di chiacchiericcio del dì di festa per lettori avidi del pettegolume e aggiornamento giornalistico e radiofonico e televisivo, in un paese in cui la metà della popolazione e forse di più vive direttamente o indirettamente, in senso più o meno lato, di “cultura”.

La prima constatazione è che la montagna ha partorito un topolino. Ma no! Si tratterebbe ancora di qualcosa di vivo; la montagna ha partorito invece una marea di insettucci fitti fitti, che si accavallano ordinatamente nelle gabbie previste da un grafico demenziale, pagato certamente, per quest’orrido progetto, a peso d’oro. (Sarebbe bello poter sapere quanto.)

Come in altri ambiti, l’apparenza è tutto e ciò che conta è la confezione, non quello che c’è dentro. Sia le parole che le immagini sono messe a servizio dell’apparenza grafica, incasellate, mortificate, i testi in corpi tipografici minimi, le immagini perlopiù in formato francobollo. I testi sono veloci veloci (unica eccezione, ma comprata all’estero, quella di Toni Morrison), e le firme le solite, il solito Baricco (uffa!), il solito Saviano (uffa!) e i loro invidiatori in carriera, giovani scrittori e giornalisti ambisesso smaniosi di farsi strada dentro un quarto potere che non conta più niente e lo sa bene, perché è al cento per cento al servizio di chi ha i soldi, la finanza. Servi smaniosi, servi volenterosi, servi felici. A servizio di chi paga e del suo progetto, che si ammanta di nomi un tempo sacri come Democrazia, Creatività, Comunicazione per fare esattamente l’opposto. Il cittadino comune non è mai stato nella storia, prima di oggi, così comune e fregato, e neanche così complice, e così fesso.

Mancano ohibò le firme del Divino Scalfari e del suo Profeta Asor Rosa, ma arriveranno, arriveranno. Quel che però stupisce non è la bruttezza di questa nuova avventura “repubblicana”, non è che il suo fine ultimo e non dichiarabile sia quello della cultura come minestrone a base di bromuro – una cultura che aiuti a non pensare e non certo a pensare: una cultura decervellante, avrebbe detto il Padre Ubù – ma che a idearla e realizzarla si siano dedicate chissà quante menti, molte delle quali professionalmente agguerrite, affidandosi ai loculi di questa grafica, nel disprezzo della parola e nell’avvilimento dell’immagine. Che poi dozzine di scrittori non sognino altro che di infilarsi in questo cimitero, buon pro gli faccia, è quello che si meritano.

Pur di evitare questa affannata brigata il Robinson di Defoe tornerebbe di corsa nell’isola deserta, ma purtroppo per lui è da tempo che non ce ne sono più, e chissà se ne esistono ancora senza una fiera del libro o altro festival culturale. 

Trackback from your site.

Comments (11)

  • gianni gipi pacinotti

    |

    per me sei invidioso che non ti ci han fatto scrivere.

    Reply

    • gianni pacinotti

      |

      Caro amico che usi il mio nome, ti ringrazio per attribuirti non solo il mio nome ma pure un pensiero che non risiede nella mia testa.

      Naturalmente approfitto di questo nostro momento di intimità per mandarti sonoramente a fanculo.

      Gianni Pacinotti
      Ovvero il disegnatore gipi (quello vero).

      Reply

    • Gianluca

      |

      E a te che non t’hanno fatto disegnare…. ma vedrai che ti chiameranno….

      Reply

  • Manuela Trinci

    |

    c’è poco da aggiungere:condivido

    Reply

  • Romeo Vernazza

    |

    Quanto è stato pagato il grafico? Per Fofi i grafici dovrebbero essere eletti dal popolo.

    Reply

  • Giuly

    |

    Trovo veramente delirante e pieno di acredine ingiustificata , ma forse no , una critica cosi feroce per un inserto che è appena nato .
    E che si critichi l’Espresso poi , che è rinato con il binomio Rep/Espresso .
    Dove scrivono dei giovani giornalisti che guidati da Tommaso Cerno fanno di un settimanale un Report da leggere dall’A alla Z , interessante e pieno di qualità .
    Cordialità .

    Reply

  • Mario

    |

    Ma proprio Fofi si lamenta! Proprio lui che è un vero grafomane!

    Reply

  • Vittorio

    |

    Sono perfettamente d’accordo con Fofi,lo avevo acquistato,(peraltro sono abbonato alla versione digitare) con tanto entusiasmo, ma l’emozione che mi era ritornata era di qualcosa di superficiale, di super sintetico, di poco chiaro e poco approfondito e sull'”Espresso” caliamo un velo pietoso, parla una persona che lo leggeva dagli anni ’70, quello odierno è decisamente in linea con i tempi. Mi dispiace, che dal 2017 resterò orfano dello “Straniero”,che mi mancherà tantissimo,mentre dell’Espresso attuale non so che farmene.

    Reply

  • ilvo

    |

    Condivido opinione di Goffredo Fofi. L’espresso poi è diventato una cosa impossibile…. ma va bene così. Possiamo sempre leggere altrove…

    Reply

  • Carlo Salvaneschi

    |

    Prova a vedere il numero di questa settimana. In particolare le inchieste- servizi su argomenti come Alitalia, I musicisti indipendenti che non vanno a San Remo, Regeni omicidio di governo, quello documentatissimo “l’altra verità” sul ruolo dell’accordo tra mafia e ‘ndrangheta nei delitti eccellenti e altro ancora. Strano ma sembra un ritorno alle origini.

    Reply

Leave a comment