Ecuba al Pilastro

di Lorenzo Donati

 

Ampio Raggio

 

Sei numeri di “Ampio Raggio – Esperienze di arte e politica”, una rivista piccola per formato ma densa per contenuti. Una rivista editata, pensata, prodotta da una compagnia teatrale, Laminarie, in quella ex balera che pare un’astronave atterrata al Pilastro di Bologna e chiamata “Dom – La Cupola del Pilastro”. Sei numeri di una rivista di carta sono un piccolo miracolo, al giorno d’oggi, soprattutto se si prova, come fa Ampio Raggio, a guardare oltre i propri confini disciplinari, a creare connessioni e dialoghi fuori dal proprio recinto. Per festeggiare questo traguardo, lo scorso 26 novembre è stata organizzata una serata di incontro e discussione attorno agli orizzonti del lavoro del gruppo, con la presentazione del numero ma anche invitando il pubblico ad assistere a una nuova azione del progetto attuale della compagnia, Ecuba – Porti e periferie del Mediterraneo, un lavoro che si sta sviluppando in diversi luoghi europei attorno al personaggio di Ecuba, interrogando peregrinazioni, tragedie e perdite. Si entra in sala, si assiste a uno spettacolo che è anche esito di un laboratorio, si esce e si affronta la lettura di Ampio Raggio. Fra rivista e spettacolo scorre una peculiare risonanza di domande e inquietudini, così che davvero è possibile in questo caso parlare di opera ma intendere diversi percorsi oltre la rappresentazione un incontro, un’intervista, un laboratorio, una rivista, una stagione di spettacoli (“Alors on danse” è il titolo della rassegna organizzata al Dom nella prima parte della stagione).
Entrando si calpesta un pavimento di assi di legno, calano corde dal soffitto manovrate da una figura maschile sullo sfondo, forse Ulisse, il rapitore di Ecuba, forse Achille, oppure semplicemente un qualsiasi uomo le cui azioni alimentano il propagarsi degli eventi bellici. Giovani ragazze e ragazzi, bambini e bambine districano le corde, le spostano, le tendono. Pare di stare sulla prua di una nave o nel chiuso di una prigione, tanta è la precisione controllata dei performer, tanto i loro gesti paiono rispondere a obblighi eterodiretti. Ai lati giacciono piccole postazioni con libri impilati dalle quali dipartono fili rossi, come i filamenti di cariche esplosive, ma anche la visualizzazione delle intrecci, dei legami affettivi e famigliari spezzati dalla battaglia. Vengono pronunciati i nomi greci dei figli persi dalla regina Ecuba, 19, tutti morti; vengono appesi ai fili i libri aperti, echi di storie e di una Storia in cui scorre sangue, fino a che non udiamo i veri nomi proferiti dai giovanissimi attori, che ci guardano disarmati. Vien fatto di pensare che solo ai giovanissimi e alla giovanissime sia concesso, ormai anche a teatro, parlare della morte e al contempo pensare al futuro, risultando credibili.
Si esce dal Dom e si apre Ampio Raggio, un numero speciale che tira alcuni fili pensando alla progettazione degli eventi per il cinquantenario del Pilastro, che ricorre quest’anno. Il Comune di Bologna dedicherà infatti a tale compleanno un grande progetto, dentro al quale Laminarie sta lavorando alla costruzione di un archivio digitale di comunità. Sul presente numero sono stati ripubblicati alcuni articoli della rubrica “incontri”, specificamente pensati per raccontare esperienze del rione. Si parte con l’ultimo editoriale di Attilio Scarpellini sui “Quaderni del Teatro di Roma”, bella esperienza editoriale affossata da un cambio di direzione ai vertici del teatro (scriveva nel 2014 il critico e saggista: «Dove tutto sembra perduto, tutto ridiventa possibile»); si dà conto di “Europe Grand Central”, progetto europeo sui confini di cui Laminarie fa parte, in seguito si racconta della palestra di Boxe pilastrina e del circolo La Fattoria, realtà questa che unisce relazioni conviviali e attività politiche, forse erede di antichi luoghi di ritrovo fra lo spontaneo e l’organizzato, dalle “cameracce” ai circoli fino alle sedi di partito. Densa e da non perdere la testimonianza di Oscar De Pauli, uno dei pionieri dei Pilastro, giunto ad abitarvi nel 1966. Pensando alla storia del Pilastro e di altri quartieri periferici, De Pauli rimarca l’urgenza di non dissociare le risposte dell’urbanistica dalle esigenze del tessuto sociale, nodo che diventa una cruciale domanda per l’agire artistico (merito di Laminarie riconoscere e tentare di raccogliere tale sfida). Proseguendo nella lettura si ripercorre la “tv di condominio” Tele Torre 19, unica in Italia, il progetto di rassegna dedicata all’infanzia Onfalos, si condividono le domande che legano arte e pedagogia in una centrale conversazione del gruppo (composto da Bruna Gambarelli, Febo Dal Zozzo, Federica Rocchi), con alcuni redattori di questa rivista (Luigi Monti: «Secondo me arte ed educazione hanno un fondamentale punto di contatto nella dimensione critica. Devono mettere in discussione un ordine dato, devono rappresentare non olio che lubrifica l’ingranaggio ma un granello di sabbia che lo inceppa»). Ampio Raggio si conclude con alcune «storie pilastrine», frammenti testuali degli adolescenti delle scuole Saffi raccolte dalle insegnanti ispirandosi alla rubrica sul Corriere di Bologna Minuti Rubati di Matteo Marchesini. Qui forse s’incontrano le maggiori sorprese, il Pilastro che ne emerge è infatti per gli adolescenti un luogo dell’immaginario, un “west” a cui pensare, un orizzonte verso il quale fuggire in scorribande solitarie sugli autobus e in avventure di scoperta fra parchi e centri commerciali. Un Pilastro dove convivono desiderio di evasione e noia, “mito” della delinquenza e tranquillità del parchetto, un tempo abitato da immigrati del sud, ora da popolazioni di tante diverse nazionalità.
Viene da ripensare a Ecuba, al meccanismo della violenza nella storia che sembra sospeso in un momento di autoriflessione, obbligato a fare i conti con le domande dell’arte e dell’infanzia. Viene da ripensare alla domanda di Amleto sull’arte, sugli attori, sulla loro funzione: chi è Ecuba? Chi sono gli attori, per noi? Come mai ci inducono al pianto? Dunque che cosa è l’arte, quale il suo possibile ruolo, in questi nostri tempi?

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