Rosarno, tre anni dopo. Dentro e oltre lo stato d’eccezione permanente

Pubblichiamo un’anticipazione dell’inchiesta della Rete Campagne in Lotta da Rosarno. Sarà possibile leggere l’articolo completo sul prossimo numero doppio de “Lo straniero” (n. 158-159 di agosto/semmbre 2013). In fondo rilanciamo l’appello ai volontari  per le iniziative della Rete che inizieranno a fine mese.

 

Rete Campagne in Lotta

 

Il ghetto vive di vita propria: ci sono docce, moschea, “ristorante”, e persino un piccolo bar dove con 50 centesimi si può entrare a vedere la Coppa d’Africa

Il ghetto vive di vita propria: ci sono docce, moschea, “ristorante”, e persino un piccolo bar dove con 50 centesimi si può entrare a vedere la Coppa d’Africa

Tende blu, bagni chimici, perimetro delimitato da una rete di recinzione, un piccolo spaccio alimentare: la tendopoli di San Ferdinando (inaugurata nel febbraio 2012) e il campo container di Rosarno (attivo dal gennaio 2011) sono la tardiva e inefficace risposta a quella che viene trattata dalle istituzioni come un’emergenza o un’invasione. Ma nei primi mesi del 2013 la stessa tendopoli è stata anche teatro di percorsi, in parte inediti, di auto-organizzazione dei lavoratori che la abitavano. Percorsi cresciuti anche a partire da due tende, attraverso le quali attivisti di varie nazionalità hanno dato vita a uno spazio “liberato”, di cui vogliamo raccontare, supportando i lavoratori nell’esprimere le loro rivendicazioni.

Nonostante i discorsi e i dispositivi emergenziali adottati dalle istituzioni, le condizioni di emarginazione vissute dai braccianti africani presenti nel territorio calabrese sono la normalità, e sono funzionali ad un sistema di sfruttamento del lavoro che è rimasto sostanzialmente invariato. Da almeno due decenni, gli africani (insieme a lavoratori dell’Est Europa) ogni inverno arrivano nella Piana di Gioia Tauro, in numero tendenzialmente crescente, per la raccolta degli agrumi. E si vedono negato l’affitto di una casa o una stanza per il razzismo e le speculazioni dei proprietari. Anche quando sono disposti ad affittare ad un “nero”, pretendono canoni altissimi. Dopo lo smantellamento delle fabbriche abbandonate nelle quali trovavano un precario riparo negli anni passati, gli africani alloggiano per lo più in abitazioni abbandonate nelle campagne, prive di acqua e luce, fino a stagione conclusa, per poi spesso spostarsi altrove. Aggressioni a sfondo razzista erano molto frequenti soprattutto prima della rivolta del gennaio 2010 (la seconda dopo quella del dicembre 2008), che accese i riflettori sulle condizioni dei lavoratori africani. Alla rivolta seguirono la deportazione di massa, la normalizzazione forzata del territorio e un impiego più massiccio nelle campagne di cittadini comunitari, bulgari e rumeni, i quali vivono condizioni in parte differenti da quelle dei “colleghi” africani.

Una delle attività "commerciali" interne al campo: la precaria ma efficiente ciclofficina, allestita all'esterno di una delle tende e aperta a tutti

Una delle attività “commerciali” interne al campo: la precaria ma efficiente ciclofficina, allestita all’esterno di una delle tende e aperta a tutti

Tuttavia, già nel 2011 la tendenza è cambiata. Secondo un dossier della rete Radici in collaborazione con la Fondazione Integra/Azione (2012), nella stagione 2011/2012 più di 2.000 africani hanno trascorso sulla Piana almeno parte della stagione agrumicola, a fronte di circa 3.500 nel periodo precedente la rivolta. Per la stagione appena conclusa, possiamo stimare una presenza di circa 2.500 braccianti africani.

Negli ultimi anni, la crisi economica si è aggiunta ai fattori che spingono molti lavoratori stranieri, espulsi dalle fabbriche del nord, nelle campagne della Piana di Gioia Tauro. Qui, come altrove, è possibile sopravvivere con poco e senza controlli troppo stringenti dei documenti, lavorando saltuariamente e in nero per paghe infime. Per molti immigrati, Rosarno è una delle mete del circuito stagionale di lavoro bracciantile nelle campagne italiane – una zona grigia e immobile in cui si cerca di sopravvivere, in una cesura escludente che va ben oltre l’avere o meno un permesso di soggiorno. 

Al di fuori della tendopoli ufficiale, chi non ha trovato posto nel campo si è dovuto costruire alloggi di fortuna; architetture sbalorditive fatte di rami, teli di plastica, cartone ed Eternit

Al di fuori della tendopoli ufficiale, chi non ha trovato posto nel campo si è dovuto costruire alloggi di fortuna; architetture sbalorditive fatte di rami, teli di plastica, cartone ed Eternit

Con un totale di circa 400 posti letto a disposizione, la tendopoli e il campo container  non hanno  certo potuto ospitare tutti i potenziali braccianti che sono giunti nella Piana in cerca di lavoro a partire da ottobre 2012. Così, in breve tempo, accanto alla tendopoli “ufficiale” da 260 posti (che già di per sé presentava una serie di problemi strutturali dovuti al suo allestimento su un sito non idoneo) si è creata una sorta di baraccopoli spontanea costruita con materiali di fortuna, il ghetto nel ghetto, il ghetto obbligato. Un’interrogazione parlamentare del 6 dicembre 2012 fa presente come “il campo di accoglienza di San Ferdinando gestito dal Ministero dell’Interno e approntato dalla protezione civile regionale per la preventiva durata di tre mesi è ancora esistente con la presenza di circa 650 lavoratori a fronte di una capacità di circa 260 posti; solo nella zona di Rosarno le organizzazioni sindacali stimano l’arrivo di circa 1.000 lavoratori stranieri presso la struttura gestita dal Ministero dell’Interno”. Si parla di rischio igienico-sanitario, di invasione, di emergenza. Le amministrazioni si agitano invocando aiuti nazionali. “Gli africani” (spesso identificati in base ad un’appartenenza “etnica” e non in quanto lavoratori o disoccupati) vengono ancora una volta additati come il “problema” da gestire, a fronte di una possibilità occupazionale molto ridotta.

La tenda dove si svolge il corso di italiano, nel mezzo della baraccopoli. Siamo fuori dal campo ufficiale allestito dal Ministero, nel quale i lavoratori stagionali vivono in stato di “emergenza”

La tenda dove si svolge il corso di italiano, nel mezzo della baraccopoli. Siamo fuori dal campo ufficiale allestito dal Ministero, nel quale i lavoratori stagionali vivono in stato di “emergenza”

La gestione del campo, affidata all’associazione evangelica “Il mio amico Jonathan”, è un esempio emblematico di un sistema di sub-appalto dell’emergenza a privati e associazioni che sulla pelle degli ultimi spesso speculano, costruendo piccole fortune. Nella Piana di Gioia Tauro la gestione emergenziale del lavoro migrante si ripete e si modifica: dopo la deportazione degli africani “rivoltosi” si approntano tende del Ministero dell’Interno. Altrove destinate ai terremotati, qui sono la rappresentazione concreta di una politica di abbandono e isolamento di migliaia di lavoratori stagionali, dentro e fuori le strutture ufficiali. Situati lontano dai centri abitati e distanti tra loro, la tendopoli e il campo container incarnano un’esclusione simbolica e materiale, il mantenimento di barriere su base razziale, etnica, nazionale, la negazione di diritti ritenuti fondamentali.

Problemi che riguardano il lavoro, la casa, l’inserimento sociale vengono ridotti a una generica emergenza gestita al di fuori di qualsiasi logica giuridica: lo “stato di eccezione” qui assume caratteri peculiari, regolati da corruzione e arbitrarietà.

La manifestazione organizzata dai lavoratori per la sicurezza stradale. L’illuminazione delle strade è inesistente, e chi si sposta in bici è spesso vittima di incidenti, in certi casi anche mortali e sempre senza colpevole

La manifestazione organizzata dai lavoratori per la sicurezza stradale. L’illuminazione delle strade è inesistente, e chi si sposta in bici è spesso vittima di incidenti, in certi casi anche mortali e sempre senza colpevole

Ormai l’emergenza è permanente, ed è anche una fonte di profitti. Non solo per chi ha in appalto la gestione delle strutture cosiddette di accoglienza, ma in generale per un’economia che scarica i costi di produzione e riproduzione sull’ultimo anello della catena. I lavoratori, soprattutto se stranieri, sono indotti ad accettare magri salari e condizioni di vita appena al di sopra della soglia di sopravvivenza. L’esclusione e l’isolamento sono dunque l’ennesima testimonianza di come la normalizzazione dell’anomalia sia un fenomeno endemico e strutturato, agevolato da un sistema normativo sull’immigrazione perfettamente funzionale alla gestione della manodopera migrante.

In questo senso il settore agricolo, soprattutto nel Mezzogiorno, è diventato un laboratorio politico e sociale in cui si dipanano le peggiori forme di sfruttamento e frammentazione: da un lato, a causa delle pressioni sugli agricoltori dovute alle liberalizzazioni dei mercati internazionali dei prodotti agroalimentari; dall’altro lato, grazie a leggi sull’immigrazione che hanno creato sacche sempre più ampie di clandestinità e di esclusione e un numero altissimo di lavoratori vulnerabili e ricattabili. L’esclusione – formale e geografica – maschera quindi un’integrazione perfetta dei migranti all’interno di un mercato del lavoro sempre più sfruttato e senza regole. Sebbene i caporali – italiani, africani o est-europei – vengano spesso additati come i maggiori responsabili di questa situazione, magari perché legati alle organizzazioni mafiose, è chiaro, a Rosarno più che altrove, che questa spiegazione è semplicistica. Qui l’intermediazione della manodopera è per gli africani subsahariani meno strutturata e pervasiva che altrove (ad esempio nel foggiano) ed è più evidente che lo sfruttamento è dovuto a un sistema economico perverso di cui il caporalato è solo un aspetto, seppur importante.

Durante il corteo si ricorda Diaby, l’ultima vittima dei pirati della strada, padre di due figli ucciso mentre rientrava in bicicletta dal lavoro

Durante il corteo si ricorda Diaby, l’ultima vittima dei pirati della strada, padre di due figli ucciso mentre rientrava in bicicletta dal lavoro

Il settore agrumicolo della Piana è in profonda crisi, aggravando il surplus di manodopera e il suo conseguente deprezzamento. Se le clementine riescono ancora ad essere vendute a un prezzo che supera i costi di produzione, le arance restano spesso a marcire a causa della concorrenza internazionale, del monopolio della grande distribuzione organizzata, e dei prezzi imposti dai commercianti. Molti piccoli agrumeti vengono venduti a pochissimi grandi proprietari, che riescono ad essere competitivi gestendo l’intera filiera, dalla raccolta al trasporto su gomma. La polemica che a febbraio 2012 ha coinvolto la Coca Cola è significativa: additata dalla rivista britannica Ecologist come complice dello sfruttamento dei braccianti africani, a causa del ridicolo prezzo a cui acquistava da alcune aziende della Piana il succo concentrato di arancia per la produzione della Fanta, la multinazionale ha annunciato di voler disdire i contratti e acquistare altrove (facendo così “preoccupare” il sindaco di Rosarno).  (Continua su Lo straniero 158-159 di agosto/semmbre 2013)

 

APPELLO VOLONTARI iTA

 

Appello volontari estate 2013

 

La Rete campagne in lotta, a partire dalla fine del mese di luglio inizierà una nuova serie di interventi in diverse parti di Italia, in sostegno ai braccianti agricoli, soprattutto immigrati.

 

In particolare quest’anno i territori coinvolti saranno:

 

  • In Puglia, concentrandosi soprattutto nella zona di Rignano Garganico, Ortanova, Stornara, Stornarella e Cerignola (provincia di Foggia).
  • In Basilicata nella zona compresa tra Palazzo San Gervasio, Lavello, Boreano e Venosa (provincia di Potenza).
  • In Piemonte, A Saluzzo (provincia di Cuneo).

 

Lanciamo quindi una campagna di reclutamento rivolta a tutti gli interessati:

 

Per dare la propria disponibilità (a seconda delle possibilità di ognuno) bisogna scrivere:

 

nome, cognome, disponibilità temporale, precedenti esperienze avute in tema di lavoro e migrazioni, e, se si hanno, specifiche competenze linguistiche (inglese, francese, arabo, rumeno, bulgaro e qualsiasi lingua africana) di tipo giuridico (ad esempio presso uno sportello immigrazione), d’insegnamento della lingua italiana per stranieri, di ciclofficina.

 

PUGLIA

L’intervento in linea di massima si articolerà dal 28 luglio al 9 settembre 

Il referente per i turni è Veronica: veronica.padoan@gmail.com

 

BASILICATA

L’intervento in linea di massima si articolerà dal 15 agosto al 30 settembre 

Il referente per i turni è Alessandra: alessandrapierro@yahoo.it

 

PIEMONTE

L’intervento in linea di massima si articolerà dal 22 luglio al 30 agosto 

Il referente per i turni è Nives: naila.cometa@hotmail.it

 

L’intervento si articolerà principalmente su queste attività:

 

  • corsi di italiano
  • diffusione principali informazioni rispetto al lavoro in agricoltura (contratti, retribuzioni, disoccupazione, ecc), ai permessi di soggiorno, ai servizi presenti nel territorio, ecc.
  • ciclofficina (itinerante e non) e diffusione informazioni sulla sicurezza stradale 
  • promozione di attività informative e di comunicazione con il territorio (cineforum, mostre, dibattiti, ecc.)
  • attivazione di un radio autogestita

 

La situazione di ciascun territorio è abbastanza complicata e delicata (difficile e controindicato spiegarlo qui). Ma durante l’intervento ci saranno dei momenti informativi e di spiegazione del  contesto. La delicatezza delle situazioni richiede cautela, ascolto e senso di responsabilità collettiva da parte di tutti i partecipanti.

 

La Rete Campagne in Lotta si mantiene attraverso iniziative di autofinanziamento. Chi partecipa all’intervento dovrà provvedere a proprie spese al viaggio di andata e di ritorno ed è previsto un contributo spese molto ridotto per i pasti. Invece, per dormire non si paga, così come per la benzina e per il materiale necessario alle diverse attività. 

 

Per avere informazioni più dettagliate rispetto al lavoro svolto dalla Rete, si possono consultare i seguenti link relativi agli interventi precedenti.

Provincia di Foggia, estate 2012: http://campagneinlotta.org/?p=66

Provincia di Reggio Calabria, inverno 2013:  http://campagneinlotta.org/?p=468

 

È vivamente consigliato venire AUTOMUNITI!

 

Per ulteriori informazioni sulla Rete visita il sito: www.campagneinlotta.org

 

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