Il servizio sociale, ieri e oggi

Caseggiato

Illustrazione di Roberto Innocenti

Gli anni sono assolutamente diversi, oggi non si tratta di ricostruire dopo un conflitto mondiale e dopo una dittatura durata vent’anni, come quando Adriano Olivetti o Angela Zucconi, Odile Vallin o Augusto Frassineti, “reduci di guerra” anche loro, e una parte dei cattolici dell’esercito di Pio XII posero le basi per la formazione professionale di un nuovo tipo di operatore, che superasse le logiche della carità (pubblica o privata, laica o religiosa) e stabilisse un rapporto radicalmente nuovo tra assistenti e assistiti, tra gli operatori sociali e i loro utenti. Gli anni sono diversi, e diverso è lo spirito con cui si affrontò quella crisi – non così improvvisa, e che ebbe una lunga durata – e con cui si affronta quella di adesso, “certificata dalle superiori autorità” appena due anni fa ed esplosa dopo trent’anni di economia truccata e di consumismo sfrenato. Diversi i tempi, non così diversi i bisogni – poiché di ricostruire si tratta anche oggi, e di ripensare i diritti e doveri dei singoli e il senso primo di parole come comunità, come collettività. Ciò nonostante da quel passato c’è molto da imparare, e dallo spirito che animò quei personaggi, quelle proposte. 

Partiamo dal passato per trovarne ispirazione e sostanza per un presente diversamente drammatico, e nella prospettiva di una crescente divisione degli appartenenti a una società – qui e altrove, qui e dovunque – tra chi ha molto e chi ha poco o niente, chi (pochissimi) ha quasi tutto e chi si ritrova sospinto suo malgrado tra i perdenti e i reietti.

Diceva una vecchia canzone napoletana ma comm’è strana ’a vita, chi soffre ha dda pava’. E chi soffre ha sempre avuto bisogno di qualcuno che potesse aiutarlo, il “buon samaritano” del Vangelo o semplicemente, in epoca moderna e non più in epoca post-moderna, un “assistente sociale”, qualcuno che lo assista in nome della società costituita e dei suoi doveri verso coloro che, non solo per ragioni fisiche, si trovano respinti al fondo della scala o, peggio, del pozzo… Far parlare lo ieri e far parlare l’oggi sono dunque due aspetti di uno stesso discorso: la constatazione di una realtà brutale da affrontare con forze pubbliche e private, laiche e religiose, bensì organizzate, preparate ai compiti che si assumono o che la società, nelle sue istituzioni maggiori, li invita ad assumersi; la necessità di prepararsi e di preparare gli operatori che possano affrontare al meglio la loro funzione di interpreti e di mediatori, di assistenti e di sollecitatori.

Il mestiere di assistente sociale ha avuto solo negli anni sessanta avanzati il riconoscimento da parte dello stato di una figura professionale equiparata per dignità e competenza ad altre, e i corsi di assistenti sociali – più maturi e aperti quelli sul modello del Cepas romano che non quelli cattolici dell’Onarmo, ancora dentro la logica dell’assistenza e talvolta della carità piuttosto che in quella del “lavoro di comunità” – sono diventati corsi universitari, il diploma è diventato una laurea.

Nel tempo, però, la figura dell’assistente sociale nella società del benessere, si è trovata burocraticamente confinata e condizionata fino a perdere di vigore e di immagine. Oggi i tempi cambiano, e torna a essere importante – o può tornare a essere, o deve tornare a essere – discutere di nuovo l’identità di questo mestiere, ridandogli dignità e centralità. Oggi i corsi di servizio sociale si affollano di giovani che sentono fortemente il bisogno di dedicare il proprio tempo e le proprie competenze a risolvere i problemi, quelli concreti e non solo quelli, di vasti gruppi di persone che hanno il diritto di chiedere aiuto alla collettività dei loro simili, nei modi garantiti dalla Costituzione e, se non lo fossero in quanto bisogni nuovi, nei modi in cui assistenti e assistiti uniti possono imporlo alla fraterna attenzione della collettività. È a questi giovani che abbiamo pensato – migliori di quelli che hanno creduto nelle sirene della società dello spettacolo – nell’approntare il dossier dell’ultimo numero sullo ieri e sull’oggi dell’assistente sociale e sulle sue irrinunciabili caratteristiche, necessariamente etiche. È a loro che lo dedichiamo. (Gli asini)

 

 

Gli Asini n. 16-17

 

Strumenti

Che fare? Gli operatori sociali dentro la crisi di Giovanni Zoppoli

 

A scuola

Come si diventa maestri elementari di Gianluca Perticone

incontro con Giulio Vannucci

Bruno Ciari e le tecniche giuste di Marco Pollano

La nuova ministra: ministeri e misteri di Nicola Ruganti

Droghe e drogati di Maurizio Braucci

 

I doveri dell’ospitalità

Una rivista, una rete. Dwight Macdonald e “politics” di Luigi Monti

Ci serve un nuovo vocabolario politico di Dwight Macdonald

 

Film: Il servizio sociale ieri e oggi

Più che un mestiere (Gli asini)

Oggi: Il rovescio della medaglia di Maria Stefani

Un agente di cambiamento di Francesco Carchedi

Qualche consiglio, tra ricerca e intervento di Fulvia Antonelli

Ieri: Le dimensioni dell’intervento sociale di Giuseppe De Rita

Il Movimento di collaborazione civica di Augusto Frassineti

L’assistente sociale nelle ipotesi del 1946 di Rita Cutini

L’utopia di Angela Zucconi di Alice Belotti

Centri sociali e problemi del lavoro di gruppo di Angela Zucconi

Ricerca sociale e lavoro di comunità di Luca Lambertini

Un protagonista: Rigo Innocenti di Angela Zucconi

 

Immagini

Abbecedario a cura di Giancarlo Cappello

 

Scenari

Le bambine in scena con Virgilio Sieni di Rodolfo Sacchettini

L’occhio dell’infanzia in tre romanzi di Nicola Villa

Dall’alto di un albero (un romanzo di Janne Teller) di Fabio Pusterla

Non solo per bambini (un film di Hayao Miyazaki) di Simone Calabrò

I bambini di Stig Dagerman di Giacomo Pontremoli

 

Continua

Difficoltà di genitori di Stig Dagerman

 

Per richiederne copia

abbonamenti@gliasini.it

Abbonamento on-line con carta di credito: http://www.asinoedizioni.it/products-page/abbonamenti/479-2/

 

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