L’ultimo giorno del resto della tua vita

ullilust_anarchy1984

di Franca Lukke

A febbraio, in tempo per le presentazioni al festival del fumetto Bilbolbul, è stato pubblicato in Italia da Coconino Press il corposo romanzo-disegnato di Ulli Lust, Troppo non è mai abbastanza. In Germania era uscito nel 2009 col titolo Heute ist der letzte Tag vom Rest deines Lebens (Oggi è l’ultimo giorno del resto della tua vita), dopo aver molto faticato a trovare un editore. Tradotto in più lingue, ha ricevuto tra gli altri riconoscimenti il Prix Revelation al Festival di Angoulême 2011.

È quasi tonificante sapere che un’opera anticonformista, che fermenta libertà, trova sempre e comunque difficoltà a entrare nel mercato. Perché non lo volevano? Perché la storia e il tratto con cui è disegnata non sono semplici e immediati, perché il tipo di esperienze e di pensieri raccontati non sono standard né accettabili da tutti.

Cercando di restare fedele alla propria memoria e appoggiandosi ai brani del diario che teneva allora, la disegnatrice racconta il viaggio di due ragazzine punk di diciassette anni da Vienna a Palermo nell’estate-autunno del 1984. Senza documenti, soldi e bagagli Ulli e la sua amica Edi passano a piedi il confine, scendono lungo tutta l’Italia fino a Roma, dove si fermano a lungo, per poi arrivare in Sicilia. Le esperienze, gli incontri, le avventure sono tante e la freschezza di quella giovinezza spensieratissima e aspra, strafottente di tutto con umana generosità, dove masochismo e coraggio, curiosità e sciocchezza si mischiano, è affascinante. Quasi cinquecento pagine da cui è difficile staccarsi e che sanno catturare la luce della gioventù.

Più Edi e Ulli scendono a sud più le vicende si fanno pesanti e rischiose. A Roma vivono in mezzo a un gruppo di hippies stranieri, dormendo sempre all’aperto e mendicando, trovando uno strano mèntore e labili amicizie. Mentre Edi vive la sessualità in modo disinibito e compulsivo, Ulli è davvero troppo piccola e incapace di usarla allo stessa maniera. È una ragazzina cresciuta in un paesino di montagna e che a Vienna ha assorbito l’estetica e la rivolta della scena punk: nel viaggio cerca la libertà di fare quello che vuole, di vivere senza maestri la sua incoscienza vorace e luminosa. La necessità schietta di cibo, soldi e riposo, la crudezza  della vita di strada sono sempre viste in un’aura di gioioso stupore. Mezza teppista e mezza bambina Ulli attraversa indenne situazioni di rischiose e brutali finché questa spericolata iniziazione trova in Sicilia il suo culmine.

Sola, inclassificabile e stracciona, bella dei diciassette anni, per le strade di Catania e Palermo si sente predata da ogni sguardo. Non trova occasione per conoscere una sola ragazza siciliana né un modo non violento per relazionarsi con gli uomini.

L’irriducibilità di Ulli ai codici di comportamento meridionali rappresenta, anche e oltre che una questione di emancipazione femminile, il rigetto delle dominazioni, silenzi e alienazioni che vi sono connesse. Il machismo o per meglio dire il gallismo, così straordinariamente raccontato da Vitaliano Brancati,  è qui rappresentato da uno sguardo straniero e femminile, che si sottrae, in una autentica deterritorializzazione, alla posizione di vittima come a qualsiasi altra collocazione perché incomparabile è il suo piano di gioco. Il no detto alla droga è conseguente tanto quanto il no alla seduzione machista ma le infinite sfumature ed esperienze di questa scelta consapevole fanno il bello del romanzo.

Troppo non è mai abbastanza è una storia di formazione femminile in cui il corpo il denaro e i sentimenti hanno tutta la loro ricchezza inseparabile: appartiene alla famiglia de I pescigatto di Monique Lange o de I bambini del secolo di Christiane Rochefort, vi troviamo quel tipo di eroina dedita alle esplorazioni coraggiose con cui, quando nel corpo ci si fa donne, ci si costruisce anche come individui non conformi.

Il tempo di Ulli però non è ancora quello adulto: è il tempo in cui l’oggi è così lungo e vasto da occupare tutto l’orizzonte. Le ragazzine in viaggio non pensano mai ai genitori, al prima e al dopo, ai progetti. La Lust di oggi è riuscita a riportarsi accanto a quella di allora e a narrare un innamoramento della vita vera, un’evidenza delle cose senza eco e senza doppio di immagini e ricordi che è della prima adolescenza..

Mentre si legge è inevitabile domandarsi di contino se oggi un viaggio così sarebbe possibile, quale spazio rimanga per una simile avventura. Ho l’impressione che il “no future” punk, che voleva furiosamente mangiarsi il presente, sia stato sostituito da un no future che ha tolto di mezzo il senso stesso di un presente, che si è rubato l’oggi rendendolo piccolo e claustrofobico anche alla giovinezza.

In un certo senso non è più possibile imparare dal mondo senza maestri perché non c’è più mondo.

I dispositivi pop-tecnologici hanno stretto le maglie attorno alle occasioni sociali che ci sono concesse; usare come si crede lo spazio e il tempo fuori dalle piste del consumo, qua e oggi, per chi  è giovanissimo e senza alleati è difficilissimo. Tocca inventarsi spostamenti, piccole tattiche di fuga: il grande viaggio dove può essere? Dove sarebbero oggi due diciassettenni che non hanno face book, il cellulare, la paura? Dove è un’Italia che ha quella generosità nel dare cibo e spiccioli per strade non ancora troppo affollate di mendicanti stranieri? Anche i treni lungo percorso e le cabine sul mare e le guardie compiacenti nei parchi romani non ci sono più.

Rimane la giovinezza, quella sì, e le schiavitù. Quella sessista, accanto alle altre, che in meridione  soprattutto (ma il sud è l’Italia) è ancora un fattore di dominio e sofferenza gravissimo per tutti/e, sebbene non si abbiano le facoltà culturali, intellettuali, politiche per articolarne conoscenza pubblica e palesare la sua radicale co-implicazione radicalmente alla corruzione mafiosa e alla miseria culturale nazionale.

Durante la lettura di Ulli Lust si ha l’impressione di una prossimità lontanissima, eternità della giovinezza e sparizione del nostro ieri.

 

 

Trackback from your site.

Leave a comment