Le identità dei rifugiati

Menocchidi Mimmo Perrotta

Richiedenti asilo e rifugiati politici di Michele Manocchi, edito pochi mesi fa da Franco Angeli, raccoglie l’esito di un lavoro sociologico realizzato a Torino intorno alla costruzione identitaria degli uomini e delle donne costretti a lasciare il proprio paese. Utilizzando le metodologie dell’intervista e dell’osservazione partecipante, il giovane ricercatore esamina la costruzione della figura del rifugiato da parte delle istituzioni e dei rifugiati stessi. I richiedenti asilo, nelle sempre più strette maglie della legislazione e della burocrazia italiane, al fine di vedersi riconosciuta la protezione internazionale imparano a raccontare la propria vita costruendo la “storia giusta”, cioè quella che percepiscono come adeguata a ciò che le istituzioni italiane “si aspettano” e sono disponibili ad accogliere, e a sostenere la performance del colloquio in Commissione. Essi, insomma, sono costretti a un uso strumentale della propria storia e identità e questo – Manocchi lo spiega con lucidità – rende problematica non solo la relazione con i tanti operatori che incontrano, ma anche il rapporto con il ricercatore che quelle storie tenta di raccogliere. Il libro descrive anche alcune esperienze di occupazioni di stabili dismessi da parte di gruppi di rifugiati a Torino tra il 2007 e il 2012 e offre alcune valutazioni in merito a come le istituzioni italiane hanno affrontato l’“Emergenza Nord Africa”.

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