Viva e vegeta. La scuola autogestita di Peio

di la carpa di Chelm

Della piccola e entusiasmante avventura della scuoletta autogestita di Peio, in Val di Sole, ai confini dello Stelvio, abbiamo parlato nel n. VIII e IX della rivista. La Provincia autonoma di Trento, per dare seguito alla delibera con la quale sollecitava l’eliminazione di tutte le pluriclasse del territorio (i piccoli plessi di montagna composti da classi di bambini di età differente), alla fine dell’anno scolastico 2010-2011 ha imposto la chiusura della scuola di Peio.

Ma una decina tra le famiglie dei bambini che la frequentavano hanno deciso di non rinunciare alla scuola che negli anni passati avevano contribuito a costruire. Non hanno iscritto i figli nel nuovo plesso scolastico di Cogolo (che dovrebbe raccogliere tutti i bambini dell’alta valle del Noce) si sono organizzati e con l’aiuto di alcuni insegnanti che coordinano il lavoro didattico hanno fatto scuola autonomamente. Quello che ci sembrava e ci sembra, già da ora, degno di nota è la capacità di auto-organizzazione e di “disobbedienza civile” di questa piccola comunità, che non reclama la purezza dell’identità locale, quanto semplicemente la possibilità di continuare a fare una buona scuola. L’esperimento è evidentemente fragile e necessita di una soglia di partecipazione che non sarà facile mantenere nel tempo. Ma intanto un primo anno è trascorso e l’esito dell’esame che i bambini hanno sostenuto in giugno davanti a una commissione esterna ha dimostrato anche l’efficacia didattica, oltre che la qualità pedagogica, delle relazioni che bambini e adulti sono riusciti a costruire.

Convinti che esperimenti come quello di Scuola Peio Viva riguardino anche la scuola di stato e i suoi ideali, sfibrati, di servizio pubblico, pubblichiamo la breve cronaca degli esami finali dei bambini firmata, sotto pseudonimo, da uno degli animatori della scuola e tratta dal sito che ne ha raccontato un anno di vita, www.scuolapeioviva.it

(Gli asini) 

L’Europa di quando ero giovane era ancora collegata da una rete capillare di vie d’acqua. Fiumi, canali, navigli mettevano in comunicazione qualsiasi posto del vecchio continente. Ma ora ferro e asfalto hanno sostituito l’acqua nei movimenti umani. Grazie a questa roba che chiamano progresso mi è stato impossibile raggiungere Peio per la festa di fine anno scolastico. Il salmerino del lago di Covel mi ha però fornito un racconto dettagliato. La famosa griglia è stata finalmente attivata e ha fornito il menù del banchetto assieme alla zuppa e ai dolci preparati dalle mamme. Bambini, genitori, volontari e amici hanno festeggiato come si deve il successo del primo anno di vita di Scuola Peio Viva.

I brindisi hanno definitivamente dissipato l’ansia che nell’ultimo mese si era accumulata. Sì perché gli esami di idoneità sostenuti presso l’istituto comprensivo Alta Val di Sole sono stati tutt’altro che una formalità. L’istituzione che eroga intelligenza per conto della PAT (Potete Andare Tutti) ha voluto sottolineare la sua autorevole serietà. Tre insegnanti per i quattro bambini del primo biennio e altri tre per gli altri cinque di terza, quarta e quinta. I sei insegnanti sono stati nominati dalla dirigente scolastica rigorosamente fra quelli che non si erano precedentemente resi disponibili e che mai hanno espresso apprezzamenti per l’esperienza pegaese (anzi…). Che non si creino commissioni compiacenti. Scritti plurimi da scegliere in busta chiusa, interrogazione su tutte le materie.

Insomma è stata applicata la norma più restrittiva, ripescata da una circolare ministeriale scaduta, con funambolismi interpretativi da Azzeccagarbugli.

I timori indotti da tale sfoggio di muscoli sono però svaniti al momento degli esami. La commissione è stata corretta e ha messo a proprio agio ogni bambino. In tal modo ognuno ha potuto dare il meglio e dimostrare che Scuola Peio Viva è un’esperienza di crescita e apprendimento.

L’esperimento è riuscito, superando le aspettative.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Scuola Peio Viva ha dimostrato che si può far scuola:

SENZA Ministero della Pubblica Istruzione (e relativo ministro);

SENZA Provincia Autonoma (e relativo presidente);

SENZA assessorati all’istruzione di provincia, comuni ed enti intermedi (e relativi assessori);

SENZA comune (e relativo sindaco);

SENZA dipartimenti o sovrintendenze (e relativi dirigenti, ispettori, funzionari, addetti, ecc.)

SENZA dirigenti scolastici;

SENZA burocrazia;

SENZA edilizia scolastica;

SENZA scuolabus;

SENZA stress (e psicologi connessi);

SENZA voti;

SENZA orari di 30 ore settimanali (bastano un paio d’ore al giorno);

SENZA fotocopiatrice;

SENZA test;

SENZA … proseguite voi.

Di una sola cosa la scuola non può fare a meno: degli INSEGNANTI. Cioè di adulti che accanto a salde competenze in un certo ambito dimostrano la volontà creativa di condividere le loro conoscenze con i bambini. Stop.

Incredibile vero? Il 95% di quel che si spende per quel pachiderma chiamato scuola non serve a far apprendere i bambini.

Scuola Peio Viva è lì a ricordarlo a chi comanda e affinché capisca meglio ha regalato all’ente pubblico 70.000 euro. A tanto ammonta il costo di dieci scolari in un anno scolastico. E non li hanno nemmeno invitati al Festival dell’Economia!

Vabbè, si sa, la riconoscenza non è di questo mondo. Però quel professore che sta cercando di far quadrare i conti dello Stato, quando gli fuma la testa sulla legge di bilancio e scorre le spese del Ministero dell’Istruzione, può alzare gli occhi verso le Alpi e sospirare Viva Scuola Peio Viva.

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