Il bilancio di un giovane laureato in Scienze della formazione primaria

Illustrazione di Robert Crumb

di Andrea Tonti

 Le poche risposte, per lo più risentite o indifferenti, che abbiamo ricevuto dal mondo dell’accademia che credevamo più vicino in risposta alla Lettera aperta agli studenti di Scienze della formazione pubblicata sul n. 9 degli Asini ci fanno pensare che la nostra cultura pedagogica versi in condizioni anche peggiori di quelle che abbiamo descritto, se si vuole in maniera basso-ventrale, in quell’occasione. O del bilancio che Andrea Tonti fa della propria recente carriera universitaria sul blog culturale Vivalascuola curato da Giorgio Morale  (http://lapoesiaelospirito.

wordpress.com/2012/05/07/vivalascuola-112/).

È soprattutto pensando ai giovani studenti come lui e alla loro “coscienza di classe” che Gli asini hanno iniziato a pubblicare, circa due anni fa. La rivendicazione dell’intelligenza, della responsabilità e della critica negli anni di formazione universitaria è importante tanto quanto e forse di più del diritto a un accesso universale e gratuito. (Gli asini)

Vorrei chiarire che le parole che leggerete si riferiscono alla mia personale esperienza in un determinato ateneo e in un determinato periodo, non mi riferisco quindi all’università in generale. […] La facoltà mi è sembrata un microcosmo che rappresentava in molti aspetti il macrocosmo “decadentista” italiano, dove la meritocrazia è solo una parola vuota, dimenticata in uno scantinato e lasciata ad ammuffire, dove le energie vengono sprecate invece che investite e dove nessuno vuole assumersi le sue responsabilità: né i professori né gli studenti. Ovviamente non mi riferisco alla totalità ma ad una possente maggioranza che per ignoranza e inerzia divora tutto quello che le capita a tiro e si giustifica dei propri errori permutandoli in opinioni.

Questo avviene sia fra gli studenti che tra i professori. Tra gli studenti si crea una specie di spirito da liceali dove l’immaturità è l’indiscussa protagonista, l’obiettivo non è imparare ma superare le difficoltà per arrivare al posto fisso; il libro viene scrupolosamente memorizzato ma i concetti restano tutti sulla carta; casualmente, a volte, qualcuno capisce ciò che legge, ancora più casualmente lo interiorizza.

La maggior parte dei professori insegna per il Dio denaro. Massimizzare il guadagno col minimo sforzo; per capire ciò di cui sto parlando basta guardare i programmi degli esami, molti dei quali obsoleti, altri palesemente riciclati da esami che il professore ha svolto in altri corsi, e che nonostante forniscano un importante dose di conoscenza ultra-specifica di un argomento a scelta del professore, non hanno nulla a che vedere con la facoltà e non hanno nessuna utilità nè pratica nè teorica.

Fornirò degli esempi pratici di ciò che rende effettivamente inutili molti degli esami che ho svolto. Ecco le quattro categorie di esami inutili: obsoleti, fuori luogo, inconsistenti e ripetitivi.

 

Esame Obsoleto

Informatica, una parte consistente del programma d’esame consisteva nell’apprendere ad usare la prima versione del programma Logo. Il programma Logo è il primo software educativo, risalente al 1969. Funziona senza mouse perché il mouse a quei tempi era ancora un prototipo. Le motivazioni che hanno spinto il professore a non aggiornare il programma d’esame negli ultimi quarant’anni sono decisamente misteriose: pigrizia? È forse un nostalgico della paleoinformatica?

 

Esame Fuori Luogo

Un esame fuori luogo è un esame che non ha nulla a che vedere con quello che un insegnante elementare fa o pensa. L’esame fuori luogo è tipico dei professori che, venendo da altre facoltà, non si scomodano a ripensare un programma adatto ma riciclano un esame a caso dal loro corso. Audiologia e logopedia è un esame che sarebbe stato utilissimo se il professore ci avesse spiegato come riconoscere se un bambino ha problemi di udito o come comportarsi in caso ne abbia; peccato che il nostro professore ha ben deciso di riciclare il programma da medicina, dandoci da studiare prognosi, terapia e diagnosi dei diversi tipi di otiti purulente e non.

 

Esame Inconsistente

L’inconsistenza è la mancanza di contenuti e, nonostante ne ignori la ragione, tutti gli esami legati all’antropologia che ho sostenuto sono stati vittima d’inconsistenza. Gli esami inconsistenti non parlano di nulla, alla fine dell’esame si ha l’impressione, ovviamente errata, che la disciplina stessa sia nulla e inconsistente, che nessuno abbia mai scoperto nulla e che non esistono autori rilevanti all’interno di quel campo del sapere. Questi esami oltre che inutili sono anche deleteri.

 

Esame Ripetitivo

Gli esami ripetitivi sono di solito ben progammati e interessanti, il professore ci mette impegno e si nota. Il problema è che gli argomenti trattati sono gli stessi affrontati pochi mesi prima in un altro esame, e questo li rende incredibilmente noiosi. Gli esami ripetitivi sono normalmente obbligatori, non è quindi possibile saltarne uno. Qui la colpa non è solo dei professori, sarebbe normale che l’università si attrezzasse per controllare che gli esami non si ripetano e magari, in un mondo utopico, seguano anche un filo logico.

 

L’eliminazione

Con presupposti come questi le menti attive e critiche tendono ad essere eliminate, persone con molto potenziale ma pigre o deboli vengono fagocitate dalla massa informe e uniformate alla superficialità […] Quelli che non si adeguano cominciano ad essere frustrati e stressati, delusi cambiano facoltà o abbandonano gli studi.

Altri, come me, si distaccano dall’università in maniera metafisica. Non rinunciano alla laurea cartacea ma cominciano ad aggrapparsi ai pochi professori validi e nel tempo libero divengono rettori della propria università fantastica, si scrivono i propri programmi e divengono professori di se stessi, insegnandosi ciò che studiano attraverso tutti i grandi autori che in facoltà sono stati ignorati (Froebel, Freire ela Montessorie molti altri nel mio caso).

 

Gli eroi

C’è però una minoranza che resiste, a stento, ma che sopravvive, grazie ad un arsenale di cultura, apertura mentale e motivazione. Quella minoranza è composta da eroi moderni. Nella mia opinione l’eroe si definisce dalla sua rettitudine morale, da un forte spirito di sacrificio e da un coraggio che mai diviene spavalderia. Queste tre componenti miscelate insieme creano una specie di motore immobile che motiva gli studenti ricettivi e li avvicina ad essere degli insegnanti esemplari.

Alcuni professori sono stati eccezionali, producendo delle perle da un mare di mediocrità. Le loro lezioni profonde ed interessanti, le loro spiegazioni stimolanti, i loro programmi progettati e ragionati per migliorare la situazione. Sarebbe stato perfetto se tutti i professori fossero stati come loro, ma purtroppo si tratta solo di una piccola minoranza, un raggio di luce che squarciava nuvole oscure. A mio avviso l’Italia sta vivendo il periodo più nero della sua storia culturale dopo il fascismo.

Io purtroppo non facevo parte di questo gruppo di eroi, mi mancava lo spirito di sacrificio per essere “precario a tempo indeterminato” in uno stato che sottopaga i propri insegnanti e li umilia in mille modi; dopo la laurea mi sono trasferito in UK.

 

La ricerca pedagogica

Direi che in Italia la ricerca pedagogica è andata incontro ad un costante logoramento dalla fine degli anni 70. Nella mia personale esperienza che fa riferimento ad un determinato Ateneo ed in un determinato spazio temporale la ricerca è pressoché assente per diverse ragioni che elencherò in seguito. Ovviamente questa è solo la mia impressione personale da ex studente (laureato nel 2010) e va considerata, come tale, un’impressione; non avendo fatto studi approfonditi sul tema non vorrei essere frainteso e avere la presunzione di giudicare ciò che “so di non sapere”.

Ragioni dirette dell’inconsistenza della ricerca pedagogica in ambiente universitario:

  • non vengono sostenuti esami che spieghino le metodologie di ricerca e la loro applicazione pratica, requisito fondamentale per i ricercatori.
  • Non vengono abituati gli studenti a scrivere saggi e ad analizzare criticamente teorie pedagogiche.
  • Agli studenti non vengono presentati i dibattiti pedagogici internazionali, vengono solo presentate teorie in maniera nozionistica e gli studenti non hanno idea di quali siano i contrasti fra le teorie.
  • A Scienze della Formazione si dà per scontato che gli studenti diventino insegnanti alle scuole primarie, quindi i professori non li considerano come studenti con piene potenzialità ma ne sminuiscono il ruolo, come se già la società non lo sminuisse abbastanza. A me è stato più volte consigliato da professori di cambiare facoltà perchè lì ero “sprecato“.
  • Gli esami non vengono coordinati tra loro in maniera da creare un percorso di crescita e coscientizzazione ma vengono preparati singolarmente e sono fini a se stessi, questo mantiene il profilo dello studente di basso livello, puntando sull’incremento di una conoscenza di tipo generico e non approfondito.
  • Gli studenti non vengono incentivati a criticare le teorie esistenti e a produrne di proprie. Io personalmente in tutta la facoltà non ho incontrato un professore che accettasse la mia proposta di tesi compilativa.
  • I professori usano gli studenti come braccia da lavoro per le proprie ricerche sperimentali invece di incentivare le loro ambizioni personali e riconoscere il loro potenziale. La maggior parte dei professori non ha fiducia negli studenti e questo è un problema gravissimo!
  • Non esistono rapporti con altre università e chiare scuole di pensiero.

[…]

 

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